Torna la newsletter. Cose da raccontarsi tantissime. E non le diremo tutte in questo fine settimana.

1. Bando case popolari. Dopo 30 anni, circa, abbiamo deliberato un nuovo bando per l'assegnazione di case popolari. Saremmo stati più felici se nel frattempo fossero state costruite anche nuove case da assegnare, ma questo non è accaduto. All'interno del finanziamento per i contratti di quartiere saranno realizzati più di venti alloggi da destinare a social housing, come si dice oggi, cioè appartamenti che siano a disposizione di soggetti socialmente deboli (anziani, giovani coppie, famiglie prive di reddito fisso...) a fronte ovviamente di un canone particolarmente ridotto.

A che serve allora un bando, senza la costruzione di nuove case? Serve perché le case assegnate si rendono disponibili, nel tempo, perché gli assegnatari perdono i requisiti, o lasciano volontariamente la casa, o decedono. Che cosa accade allora, quando un appartamento si libera? Deve essere assegnato ad un nuovo nucleo familiare che ne abbia diritto, e questo finora era praticamente impossibile, dato che la graduatoria era così vecchia. Il risultato è l'anarchia. La mancanza di regole da rispettare, come sempre, nel nostro contesto, ha significato possibilità di far diventare l'illegalità una cosa normale, e addirittura ha consentito a qualcuno di speculare sulla povertà e sul bisogno di famiglie in difficoltà.
Ecco a cosa serve avere una graduatoria aggiornata, così come prescrive la legge, che non a caso dice che le graduatorie vanno periodicamente rinnovate. Serve ad avere legittimi assegnatari cui consegnare gli appartamenti che si libereranno e da un senso anche ad un'attività di verifica sui requisiti degli occupanti, sulla regolarità dei pagamenti e così via. Dispiace, come in tante altre occasioni, che nella nostra città per decenni le leggi siano state ignorate, e che tutto debba ricominciare daccapo. Uno dei lavori più pesanti, meno visibili, ma anche più importanti di questi anni, è stato proprio quello di ripristinare le più normali condizioni di rispetto delle leggi, ignorate totalmente nel nostro comune.

2. Il bilancio comunale. Da mesi tentiamo di chiudere un bilancio che doveva essere il preventivo del 2016, ed invece quasi a fine anno ancora non esiste. Perché? A luglio abbiamo chiesto al consiglio comunale di riportare l'addizionale IRPEF all'aliquota del 2015. la speranza di poter diminuire questa tassa, infatti, è naufragata alla luce della necessità di pagare l'ennesimo risarcimento cui siamo stati condannati da una sentenza ormai definitiva (parliamo di cifre superiori al milione di euro), cui si aggiungono gli ulteriori tagli della regione, comunicati proprio in estate, una sanzione europea dovuta alla mancata bonifica di una discarica comunale dismessa negli anni novanta (torniamo al tema delle cose non fatte nei decenni scorsi). I circa 700.000 euro dell'addizionale diventavano essenziali per potere far quadrare un bilancio in cui non c'è più nessuna spesa che può essere ridotta. Ma il consiglio ha bocciato la delibera sull’IRPEF. Per di più i vincitori della causa per cui dobbiamo risarcire più di un milione di euro, che sono tutti dipendenti in questo momento al lavoro al comune, hanno rifiutato la nostra richiesta di poter pagare il debito in 4 anni. Come fare? In questi giorni, finalmente, approveremo la bozza di bilancio in giunta. Per farlo ribadiremo ai vincitori della sentenza che è impossibile eseguire il pagamento risarcitorio, useremo i soldi destinati alle indennità degli amministratori per potere fare spese che non sapevamo come altro coprire.
È il quinto bilancio che approviamo da quando amministriamo Paternò. Dal primo bilancio ad oggi siamo riusciti a ridurre drasticamente le spese del personale, le spese per l'energia, non abbiamo contratto un euro di mutuo su cui pagare interessi, abbiamo pagato milioni di debiti per sentenze perse e sempre rinviate dalla giunta precedente, ed altri milioni di interessi per le opere pubbliche allegramente realizzate con soldi in prestito nei dieci anni precedenti indebitandosi fino al collo. E tutti questi sacrifici ancora non bastano a stare tranquilli, a rilanciare la nostra città, sono serviti però a scongiurare il dissesto, ad evitare un tracollo le cui conseguenze sarebbero state pagate per chissà quanti anni ancora.

3. Scuole. Finisco, per ora, con un veloce cenno ad alcuni interventi nelle scuole. In questi mesi ci sono lavori in corso al terzo circolo, sia al plesso centrale che alla succursale, al quarto circolo, ai Falconieri. Il quarto circolo è la scuola dove i lavori stanno creando qualche disagio in più, ma perché anche in questo caso abbiamo voluto affrontare alla radice il problema che si trascinava da anni, cioè la copertura della scuola. Finalmente stiamo lavorando sul tetto, non con dei rattoppi come abbiamo dovuto fare finora per mancanza di soldi, ma con un lavoro radicale. Al terzo circolo stiamo consegnando ai bambini locali che da anni erano stati chiusi perché inagibili, una scuola davvero sicura, ma anche bella.
La scuola dei Falconieri, tra pochi mesi, ospiterà di nuovo dei bambini. Sarà un giorno emozionante, perché quella scuola è l'emblema di una città che si era arresa al degrado. C'è ancora tanto lavoro da fare perché l'edificio è immenso, e già abbiamo ottenuto un'altra tranche di finanziamenti i cui lavori stanno partendo. I bambini rientreranno nella scuola dei Falconieri, la città potrà usare la parola “speranza” guardandoli in viso.

Ne approfitto anche per un po' di appuntamenti.

  • Dal 29 ottobre, per tutta la settimana, alla villa comunale si svolgerà la Fiera dei morti, con un formato e in una località nuovi e di certo più attraenti;
  • dal 30 inizia il cartellone teatrale "Una stagione al Piccolo", una serie di spettacoli teatrali di grande qualità al Piccolo Teatro, con la direzione artistica di Barbara Cracchiolo.
  • Il successivo fine settimana, sempre al Piccolo Teatro, spettacolo di opera dei pupi.
  • A novembre, il 13, una nuova mostra alla Galleria d'Arte Moderna.

Giusto per ricordarci che la politica di programmazione e cura per i luoghi della cultura svolta in questi anni è riuscita a sprigionare energie creative straordinarie, accrescendo la qualità di un'offerta culturale finalmente adeguata alla nostra città.

se ha bisogno di ulteriori informazioni, sentiti libero di contattarmi

Biografia

Sono nato nel 1970. Vivo a Paternò, città di cui sono stato sindaco dal 2012 al 2017. Laureato in lettere classiche, insegnante per molti anni (un lavoro bellissimo), adesso dirigente scolastico.
Ho iniziato il mio impegno ecclesiale nei gruppi francescani, di cui ancora faccio parte, quello politico nella Rete, negli anni '90, insieme a quella generazione di siciliani che si è persuasa di riuscire ad assistere alla fine della Mafia, e perfino di contribuirvi. Lo penso ancora.
Mauro Mangano

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