Perfetta letizia e politica

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Gli appunti del gruppo di lavoro che ho guidato ad Assisi, il 2 novembre, all'interno del convegno "Giovani verso Assisi". 

                                                      GIOIA E POLITICA: ALLA RICERCA DEL BENE COMUNE

1. 20 anni fa ero qua esattamente come voi, se qualcuno mi avesse predetto la vita così come si è poi svolta mi sarei messo a ridere. Oggi ho 43 anni, faccio il sindaco in una città di 50.000 abitanti, in Sicilia. E maneggio ogni giorno i bisogni, le aspirazioni, le disperazioni, i drammi di tanta gente. Cosa vi viene in mente a sentire la parola politica:

compromesso, bene comune, clientelismo, trasformismo, corruzione, potere, un ottimo strumento usato male...

Ok, adesso vediamo se queste immagini della politica sono immutabili, oppure se possiamo fare qualcosa per trasformarla.

2. Noi cristiani siamo affetti da una particolare forma di strabismo, per cui noi volgiamo un occhio a Dio, al termine, all'orizzonte escatologico in cui deve trionfare la giustizia e l'amore, poi con l'altro occhio guardiamo alla terra, in cui siamo capaci di giustificare l'ingiustizia, la legge del profitto, perfino la guerra e chissà cosa altro. Quante volte abbiamo sentito considerare come cose normali i comportamenti distorti della società, in ogni campo, presi come un dato di fatto, una cosa normale, accettabile, dimenticando che uscire dal mondo è un esercizio morale, non fisico.

Dobbiamo superare lo strabismo, riaccostare la contemplazione e l'azione politica, rimettere le nostre azioni sociali nell'orizzonte dell'ultimo, della santità. San Francesco ci insegna che nulla è impossibile. Chi avrebbe creduto, vedendo la chiesa del 1200, che avrebbe mai potuto riaccostarsi all'ideale evangelico della povertà, che il Papa non sarebbe più stato un sovrano terreno? Eppure Francesco non si chiese cosa era possibile, ma cosa era giusto. E la proposta di Francesco contiene già all'origine un contenuto politico, cioè contiene dei principi che parlano alla politica, ai suoi principi.

3. Perchè Francesco coglie il valore dirompente, politicamente, di due fattori:

la povertà e la fratellanza.

La povertà è naturalmente un progetto politico, perchè stravolge la regola del profitto. La chiesa ci ha messo più di 700 anni, per arrivare, nel documento "Democrazia economica, sviluppo e bene comune", ad affermare che le regole del puro profitto (le stesse che Francesco contestò radicalmente nella società mercantile che vedeva nascere al suo tempo) contrastano strutturalmente con la possibilità di una società orientata alla felicità dell'uomo ed alla giustizia.

Smontare dall'orizzonte sociale il valore del profitto ed affermare quello della fratellanza è rivoluzionario. La parola Fratelli ha la forza di un progetto politico, pensate alla rivoluzione francese, all'inno d'Italia... La dimensione orizzontale della fratellanza, che Francesco propone in Cristo, salda la verità del regno di Dio con la vita della città dell'uomo, propone un modello sociale a partire da una verità di fede.

Francesco esce dal mondo quando capisce che la sua strada è radicalmente alternativa. Incardina la sua proposta in un metodo che è il cuore della nostra vocazione: la fraternità, cioè una piccola società. Vivere i valori del vangelo in solitudine è, nel migliore dei casi, uno spreco, in realtà è impossibile, perchè la proiezione di quei valori è l'altro. La fraternità è il progetto sociale, di giustizia, santità, totale. Non c'è santità, per Francesco, senza fraternità, non c'è carità, non c'è, bene, in pratica se non comune.

4. Ecco, la politica è il modo per evitare che il bene venga fatto ad una sola persona alla volta. Il bene comune non è la somma dei beni individuali. Ogni giorno io incontro decine di persone che vorrebbe risolto un problema, che mi sottopone una richiesta, in un orizzonte quasi sempre personale, individuale. Se io riuscissi ad esaudire le loro mille richieste non farei ancora il bene comune. Il bene comune è quella condizione in cui la giustizia riesce ad imporsi. Ricordiamo sempre che l'opposto della povertà non è la ricchezza, ma la giustizia. E la giustizia è un orizzonte da perseguire non solo con le scelte individuali di ciascuno di noi, non solo con l'esercizio della carità, ma dando vita a sistemi orientati alla felicità dell'uomo, alla sua dignità. L'enciclica Sollicitudo rei socialis ha introdotto il concetto di “strutture di peccato” per parlare di quei sistemi che generano oggettivamente ingiustizia, infelicità, oppressione. Riconoscere l'esistenza delle “strutture di peccato” significa riconoscere l'importanza dell'organizzazione sociale, quindi della politica, per rendere gli uomini liberi.

5. Ma la politica come progetto di giustizia, di libertà, è un cammino, in cui ciascuno è ogni giorno davanti ad una prova, ogni giorno, e tutto ciò che pensavi di sapere lo devi rivedere. Ecco perchè la perfetta letizia è il condensato dell'approccio francescano alla politica. Perchè francesco dice: tu pensi di sapere cosa è la perfezione, cosa deve accadere perchè tu dica: ok, sono a posto. Tu pensi di sapere come si misura il tuo successo o la tua sconfitta, cosa c'è alla colonna buono e cosa alla colonna cattivo. Invece ti accadrà qualcosa d'altro, e tu vedrai il bene, il trionfo dove credevi di misurare la sconfitta, ancora una volta dovrai andare oltre i tuoi limiti, attingendo alla forza della grazia, alla fine troverai la felicità, grazie a due parole chiave:

libertà

fragilità.

Una libertà che voglio sottoporvi nella definizione che ne dà Simone Weil, “La libertà autentica non è definita da un rapporto tra il desiderio e la soddisfazione, ma da un rapporto tra il pensiero e l’azione; sarebbe completamente libero l’uomo le cui azioni procedessero tutte da un giudizio preliminare concernente il fine che egli si propone e il concatenamento dei mezzi atti a realizzare questo fine.” In pratica non è libero l'uomo che possiede mezzi materiali in abbondanza, ma l'uomo che è libero di PENSARE, di scegliere, di agire dopo avere preso una decisione autonoma.

Fragilità. La consapevolezza del limite, quello che salva soprattutto chi si impegna direttamente in politica dal rischio della presunzione e della superbia. La fragilità è sapere che anche quando ti sembra di essere su un piedistallo come una cosa importante e preziosa, da un momento all'altro potrebbe infrangersi tutto, e soprattutto che tutto ciò che tu pensi di fare, di avere fatto, non è nulla rispetto a ciò che non sei riuscito e non riuscirai a fare. E questa è la perfetta letizia, e in questo la politica è una straordinaria maestra di vita.

Infine mi auguro di essere riuscito a trasmettervi l'idea che la politica può essere qualcosa di diverso e migliore da quello che è ora, e lo sarà di certo se voi avrete il coraggio di farla, se non vi volterete dall'altra parte, e soprattutto se crescendo manterrete la carica ideale che avete ora, oggi, qua, ad Assisi. In un libro che racconta una storia d'amore di due giovani rivoluzionari, lui scrive un giorno, dalla prigione, a lei: “loro credono che noi stiamo lottando per cambiare il mondo, e non sanno che invece lottiamo per non cambiare noi stessi”. Curate come un gioiello la vostra radicalità di giovani, la vostra energia, farà del bene al mondo intero.

ALCUNI SUGGERIMENTI PER LE LETTURE:

  • Sollicitudo rei socialis
  • Democrazia economica, sviluppo e bene comune
  • Riflessioni sulle cause della libertà e dell'oppressione sociale, Simone Weil
  • Francesco d'Assisi, Leonard Boff
  • Da A a X, John Berger
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Mauro Mangano Sindaco

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