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La grande novità della settimana appena trascorsa riguarda il Velodromo Salinelle, struttura per anni lasciata a sé stessa, preda del degrado e dei rifiuti. Finalmente, grazie ad un accordo fra il Comune di Paternò, la Provincia di Catania e la Curatela della ditta che ha costruito l’impianto, quest’ultimo potrà essere ripulito e messo in sicurezza, a spese dell’Ente provinciale, e restituito alla città di Paternò. L’idea è quella di renderlo quanto prima fruibile, ma soprattutto di integrare la struttura all’interno di un’area, quella delle Salinelle, che verrà chiusa al traffico e videosorvegliata, per impedire l’abbandono indiscriminato dei rifiuti.

Spazio anche alla scuola, con la Giunta del Comune paternese che ha inviato alla Regione una richiesta di finanziamento per sei sedi scolastiche, che potrebbero beneficiare di contributi da utilizzare a favore dell’edilizia scolastica.

Lezioni autoreDalle scuole alla cultura, con l’avvio della seconda edizione di Eventi di Marzo, una serie di iniziative messe a punto dalla Presidenza del Consiglio e dall’Assessorato alla Cultura, per festeggiare il mese dedicato alla donna attraverso una riflessione sulle pari opportunità.

Infine sport, con i campionati regionali di nuoto, tenutisi nel fine settimana all’interno della Piscina Comunale “Giovanni Paolo II”.

Ecco, nel dettaglio, gli eventi della settimana appena trascorsa.

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Domani iniziano i lavori di pulizia del velodromo. Questo mostro che campeggia in un quartiere della nostra città da decenni, monumento allo spreco ed all'incuria della classe politica. I lavori sono iniziati molti anni fa, l'intenzione era di fare un nuovo stadio a Paternò, poi qualcuno pensò di farlo diventare un velodromo, e di farlo con i soldi della provincia, e la provincia investì un bel po' di soldi, senza però finire mai l'opera e senza consegnarla. Anzi i lavori non furono realizzati a regola d'arte ed iniziò un contenzioso tra provincia e ditta esecutrice, per cui la pista fu messa sotto sequestro giudiziario.

Cittàteatro

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La città teatro, ovvero Santo Parisi, carnevale, e il grande palcoscenico.

            Carnevale è arrivato e se n'è andato, Santo Parisi se n'è andato e basta.

            Ma tanti pensieri restano. E immagini, di sfilate, maschere, trucchi straordinari e costumi sontuosi, ma più in generale la memoria non scrivibile e nemmeno visibile, di una città popolata di “personaggi”, quelli della tradizione orale, gli Emanuele Bonanno e i Santo Parisi, e i tanti altri. Ecco, personaggi di una città che sapeva essere ancora teatro, palcoscenico di una vita in cui il confine tra pubblico e privato non era rigido ed ingessato come adesso. Quella città, quella società, era un luogo in cui i caratteri convivevano accostando ceti sociali e livelli culturali, non confondendoli, anzi spesso marcandone le differenze anche con evidenti elementi simbolici, ma tenendoli vicini, diventando essa stessa, la città, il grande palco, la sintesi delle differenze.

            La città teatro è un mondo in cui ciascuno vive il proprio ruolo e sa che deve rispettarlo se vuole restare della compagnia, se vuole aver parte, il prezzo, altrimenti, è l'esclusione, il prezzo di chi non accetta il ruolo, non sa stare al gioco.

            In quella città carnevale ha un senso tutto suo, è l'espressione massima della teatralità, il momento in cui anche il gioco delle maschere che dura tutto l'anno può essere stravolto, ma anche quello diventa una parte recitata per un atto, un intermezzo, un coro. Non può esistere un carnevale vero, sincero, in una città che non sa essere teatro tutto l'anno. L'alternativa è un carnevale spettacolo, balli, maschere, un po' di allegria di mestiere. Ma non c'entra niente con il carnevale vissuto da un'intera comunità, un carnevale di protagonisti e non di spettatori.

            Rifondare la città teatro è possibile? Forse si, se accettiamo che sarà diversa come è diverso tutto ciò che vive, mai uguale a se stesso. Forse si, nel senso di una città in cui non vi sia una divisione netta tra lo spazio del fuori e del dentro, del pubblico e del domestico, sarà una città che deve sapersi mettere in gioco, acquisire il ritmo e la sintassi dell'ironia e del dramma, e non praticare esclusivamente quelli dell'indifferenza e della rabbia.

            L'ironia senza sconti e senza sguaiatezze che esercitava Santo, al quale bastava muovere il baffo o ondeggiare la spalla per prendersi la scena, ed ora, con un colpo da maestro, ne è uscito lasciandoci di stucco.

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Settimana ricca di importanti appuntamenti. Fra i più rilevanti, quello di sabato mattina, con il Comune paternese che si è fatto promotore di una tavola rotonda che hariunione crisi agrumicola visto la partecipazione dei sindaci e dei delegati dei comuni agrumetati del catanese, calatino e siracusano e che ha portato alla firma di un documento da inviare alla Regione per superare lo stato di emergenza, ormai cronico, del comparto agrumicolo.

Ultimata la pulizia del cimitero monumentale, che è stato dotato di decine di contenitori carrellati per la raccolta dei rifiuti, che sono stati installati anche nel cimitero di via Balatelle.

Non è mancato, inoltre, lo spazio alla cultura, con la proiezione del documentario sul Cara di Mineo dal titolo “Io sono io e tu sei tu”, seguita da un interessante dibattito sui temi dell’immigrazione e dell’accoglienza. Infine, via al Carnevale dei bambini, con sfilate in maschera e spettacoli, giovedì e domenica.

Ripercorriamo insieme, come di consueto, i fatti più significativi della settimana.

Cimitero

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I cimiteri sono luoghi particolari della città, e se li guardi con gli occhi dell'amministrazione sono una vera rogna, perchè significano manutenzione (fontanelle funzionanti, illuminazione, scale), pulizia delle tante aree verdi all'interno, e poi gestione del personale, quindi custodi, seppellitori, ed infine, pulizia, cioè frequenza dello spazzamento, svuotamento dei cassonetti, e cose simili. Così andare al cimitero è sempre un rimuginare problemi e soluzioni, un prendersela con qualcuno che non ha fatto il proprio dovere, un ostinato tentare modelli organizzativi nuovi per non trascinarci nei vecchi disservizi.

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Uno degli appuntamenti più importante della settimana appena trascorsa è stato l’incontro che l’Amministrazione comunale ha avuto con il Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Catania, che ha scelto proprio la città di Paternò per la sua prima riunione fuori sede. Un occasione di confronto su temi importanti, come la programmazione urbanistica, dal quale è emerso da ambo le parti la volontà di instaurare un rapporto di reciproca collaborazione. Paternò torna dunque ad essere un terreno di dialogo fra istituzioni e professionisti, come ha sottolineato il Sindaco.

Vediamo insieme, come di consueto, un riepilogo dei fatti più importanti di questi sette giorni.

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La cultura protagonista assoluta di questa settimana, con l’inaugurazione della Casa del Cantastorie, la nuova esposizione permanente sorta a Paternò all’interno del Piccolo Teatro, per ospitare un ricco materiale audiovisivo dedicato alla tradizione dei cantori popolari. La serata inaugurale ha visto una grandissima partecipazione di pubblico, che ha affollato la sala del Piccolo Teatro per assistere alla straordinaria esibizione degli artisti che hanno riproposto i brani più celebri della tradizione dei cantori popolari. Fra di loro Giovanni Calcagno, Eleonora Bordonaro e gli eredi delle famiglie Busacca e Paparo.

Accanto agli eventi culturali, settimana intensa per molti altri aspetti…Vediamo dunque, come di consueto, i fatti più importanti.

La vita è là

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La vita è la giovane mamma che si alza alle 4 di mattina per andare a lavorare in panificio, lascia due figli a casa, che passeranno dal panificio alle 8, dopo essersi alzati e vestiti, prenderanno il panino da portare a scuola e poi via. I due figli che cresce da sola, dopo che il papà se n'è andato, esattamente il giorno in cui Domenico compiva 11 anni, 2 anni fa. E ci proverà, a far arrivare Domenico puntuale ogni giorno, ma non è facile, ed a convincerlo ad evitare di farsi bocciare. Ma lui ha qualche motivo per essere arrabbiato, non importa con chi.

La vita è Giuseppe che tutti chiamano Gino, 28 anni, da 12 tornato dalla Svizzera, da sempre, proprio da sempre, al lavoro con il padre in una ditta edile, ed ora il lavoro è finito, che vorrebbe semplicemente poter garantire una casa alla sua famiglia, e la scuola per suo figlio, che è il figlio della sua nuova compagna, in realtà, ma per lui è suo figlio, e vuole un lavoro per questo. Solo un lavoro, semplice, e solo per questo.

La vita è il signor Caponnetto, che vorrebbe finalmente costruire una casa ai suoi figli, in un terreno suo che da decenni il comune ha bloccato per fare strade e far fare cooperative improbabili a qualcun altro, invece che la casa a lui. E il signor Caponnetto vorrebbe riaprire la sua impresa artigiana perchè vorrebbe dare lavoro a qualcuno dei giovani che vede per strada, che sa in cerca di speranza. Ma non è facile, servono energie, affrontare le tasse e i commercialisti e un po' di burocrazia, di cui qualche tempo fa si faceva a meno.

La vita è Margherita, che ha la metà sinistra del corpo che non le obbedisce e porta pazientemente, a volte, rabbiosamente altre, con sé, dopo che un virus l'ha colpita, a 19 anni. Ora ne ha 23, lotta con un recupero lentissimo ma graduale, se la prende con “la sua condizione”, così la chiama, e con quegli amici che non ha più accanto da 4 anni. Ma continua, con la sua famiglia vicino, cure, esperimenti, esercizi, viaggi in auto, ospedali, fatiche, e ti stringe la mano e dice: “mi ha fatto piacere parlare con lei”. Ma di più a me, che la vita serve per imparare un sacco di cose, ed è sempre là, basta socchiudere la porta dello sguardo, ascoltare, e la vita è sempre là. Che fa battere i cuori.

P.S. I nomi, alcuni dati, li ho inventati io, tutto il resto li ha inventati la vita, il destino, Dio, o chi volete voi.

Mauro Mangano Sindaco

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