Home - Mauro Mangano https://www.mauromangano.it Tue, 31 Mar 2020 10:00:07 +0200 Joomla! - Open Source Content Management it-it Autonomia differenziata, regionalizzazione dell'istruzione https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/367-autonomia-differenziata-regionalizzazione-dell-istruzione.html https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/367-autonomia-differenziata-regionalizzazione-dell-istruzione.html Autonomia differenziata, regionalizzazione dell'istruzione

NAPOLI, 8 NOVEMBRE 2019

            L’esame delle proposte di intesa sull’autonomia differenziata riguardo la scuola inducono a fare tre ordini di considerazioni.

            Il primo è di carattere, per così dire, burocratico-amministrativo, cioè l’esame di quali competenze sono attualmente decentrate e quali centralizzate e come le intese proposte cambierebbero lo stato attuale di cose. La riforma del titolo V della Costituzione ha già collocato l’istruzione tra le materie di competenza concorrente, cioè tra quelle materie la cui competenza non appartiene esclusivamente né allo stato né alla regione. La legislazione attuale precisa altresì che le competenze riguardo l’organizzazione della rete scolastica sono certamente regionali, mentre quelle che riguardano i servizi per l’inclusione e il diritto allo studio appartengono agli enti locali, comuni e provincie, oltre che alle stesse regioni. La forza di queste norme è dimostrata dal frequente ricorso  alla Corte Costituzionale da parte delle regioni, per contestare la legittimità di norme statali su aspetti riguardanti appunto l’edilizia scolastica, l’assegnazione di fondi ministeriali sul territoriali, l’organizzazione di servizi.

            Nel quadro costituzionale, peraltro, l’autonomia scolastica è considerata come un tassello preciso dell’impalcatura istituzionale del sistema scolastico. È l’autonomia degli istituti che già oggi consente di sviluppare un rapporto concreto e specifico con il territorio, a ogni singola istituzione scolastica, senza dovere ricorrere ad un altro livello, regionale. Nella richiesta delle regioni di avocare a sé maggiori competenze c’è evidentemente anche una sottovalutazione del senso dell’autonomia scolastica, del lavoro compiuto in questi decenni dai Dirigenti e dalle Comunità Scolastiche dando vita anche, in molti casi, a reti territoriali capaci di importanti esperienze.

            In definitiva le regioni possono vantare già a legislazione vigente un ampissimo campo di competenze sull’istruzione, che davvero non sembra giustificare la richiesta di trasferire loro questa materia

            Allarghiamo dunque il nostro ragionamento dal tema delle competenze a quello delle risorse  e delle scelte, per così dire, politiche. Perchè introdurre  o no l'istruzione, quindi la spesa per l'istruzione, tra le materie dell'autonomia significa anche, forse soprattutto, dovere decidere quante risorse destinarle, per verificare poi se queste risorse sono da comprendere tra quelle derivanti dalla fiscalità regionale o vanno perequate o sottratte alle entrate statali. I dati ci parlano di una grande disparità nelle risorse destinate complessivamente all’istruzione da regione a regione, ma di una disparità che pende a favore, per così dire, delle regioni del centro-nord. Se osserviamo più attentamente i dati della spesa però scopriamo che la differenza di risorse tra le varie regioni non è dovuta alle scelte centrali, ma è proprio l’effetto del profondo intervento degli enti locali, dalla regione ai comuni, nelle diverse regioni. In pratica i dati sull’impiego delle risorse ci dicono che laddove regioni o enti territoriali abbiano scelto di investire risorse sulla scuola lo hanno potuto fare, possono farlo, e gli effetti sono ben visibili già ora. Ancora una volta risulta difficile comprendere le ragioni della regionalizzazione anche analizzando il livello politico delle decisioni.

            L’analisi dei dati semmai ci porta a svolgere un’altra considerazione, cioè l’inadeguatezza dell’uso delle medie statistiche su base regionale  per fare un ragionamento completo sulla scuola. Se i dati per regione si disaggregano, infatti, emerge la distanza che in molte regioni esiste tra le scuole dei centri urbani e quelle delle zone montane, la difficoltà delle scuole collocate nelle aree interne del paese, al nord come al sud, le complessità particolari delle scuole nelle aree esposte a forti processi migratori, siano essi di emigrazione come di immigrazione. Alla specificità di questi temi non serve un livello regionale di decisione e di intervento, quanto piuttosto una politica generale che si occupi dei temi del reclutamento di Dirigenti e Docenti e del loro ruolo in aree oggettivamente svantaggiate dell’Italia, distanti geograficamente quanto simili per problemi e difficoltà.

            Allora occorrerebbe svolgere una riflessione su un terzo livello, quello culturale, l’idea stessa della funzione della scuola nella società contemporanea, perchè l’impressione è che la proposta della regionalizzazione, cioè dell’ulteriore frammentazione del sistema formativo, in una società italiana che i più recenti documenti dello Svimez disegnano come già terribilmente disgregata e impoverita, rispecchi la concezione di una scuola che si fa specchio dell’esistente, dei limiti e delle povertà del presente. Noi operatori della scuola vediamo invece ogni giorno nelle nostre aule l’immagine di una società diversa, vediamo la possibilità di un futuro fatto di inclusione, di giustizia, di speranza, e crediamo che sia proprio la scuola il luogo in cui si progetta e si prefigura il futuro, crediamo che sia la società a poter diventare, domani, quello che la scuola è già oggi.

Lep

]]>
info@claudiorosselli.it (Webmaster) Diario Politico Wed, 20 Nov 2019 07:04:43 +0100
Scelte https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/366-scelte.html https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/366-scelte.html Scelte

Federazione dei Verdi

            L'impegno politico è una parte indissolubile della mia vita quotidiana, lo è da quando ero ragazzino, nelle associazioni e nei movimenti giovanili dei partiti, fino alla mia candidatura al consiglio comunale nella Rete, nel 1993. A dire il vero, di tutte le formazione politiche in cui ho militato, la Rete resta quella in cui ho vissuto l'esperienza più bella ed entusiasmante di una vera comunità politica.

            Ho vissuto le trasformazioni della sinistra della fine degli anni '90 ed ho partecipato con entusiasmo alla nascita del Partito Democratico guidato da Walter Veltroni, nel quale molti di noi hanno creduto si realizzasse la sintesi di una storia di sinistra moderna, che superava gli schemi del novecento per guardare in faccia i problemi e le prospettive della società liquida, digitale, globalizzata e tanto, tanto, diseguale, nella quale viviamo. Ma l'entusiasmo di quegli anni si è spento progressivamente dinanzi alla pratica di un partito che solo sporadicamente ha saputo mantenere le promesse iniziali, mentre più spesso ha preferito fare scelte al ribasso, guidate da motivazioni di pura tattica politica, di opportunità o presunto realismo. E quella che era comunque una grande comunità politica è diventata invece un'aggregazione di piccoli gruppi organizzati attorno a leader locali o nazionali, in cui la fedeltà ai capi è diventata l'unico criterio di scelta dei gruppi dirigenti, la militanza e il confronto non esistono più.

            È assolutamente naturale, allora, per me, la scelta di lasciare il PD, per iniziare un impegno nuovo, ricco ancora una volta di speranze (è la cifra politica della sinistra, la speranza, è un dato progettuale e non una vaga affermazione), convinto che il fronte più duro sul quale lottare oggi per una società nuova, giusta, composta da uomini liberi, è quello della battaglia per l'ambiente. Lottare per una società sostenibile significa aspirare a modelli produttivi giusti e rispettosi delle risorse del pianeta, un'ecologia della vita, più ampia e grande di quella dell'ambiente. Perciò ho scelto di aderire alla Federazione dei Verdi, per ritrovare il gusto di una politica delle azioni, delle questioni, delle donne e degli uomini, non degli schieramenti e dei tatticismi elettorali o congressuali, per parlare di futuro, di bellezza e di cambiamenti concreti.

            Affiancherò Giuseppe Aiello nell'attività della Federazione Provinciale di Catania, occupandomi in particolare della Zona Simeto-Etna, e siamo già al lavoro per dare vita a circoli territoriali in molti comuni della nostra provincia.

]]>
info@claudiorosselli.it (Webmaster) Diario Politico Wed, 20 Nov 2019 07:04:43 +0100
Accogliere è crescere https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/365-accogliere-e-crescere.html https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/365-accogliere-e-crescere.html Accogliere è crescere

            Ho letto su alcuni organi di informazione che a Paternò dovrebbe essere aperto un centro di accoglienza per circa 50 migranti, in un immobile privato, nel quartiere Trappetazzo, e che il sindaco ha già preannunciato le “barricate” contro questo centro.

            Mi pare anche che non è mancato chi, per non perdere le buone vecchie abitudini, ha pure tirato in ballo l'ex sindaco Mangano dichiarando che sarei stato io a dare il mio assenso alla prefettura per l'accoglienza dei migranti.

            Da Sindaco, quando la prefettura mi ha convocato, insieme a tutti i sindaci della provincia, per comunicarmi che avevano l'intenzione di fare ospitare a Paternò più di 200 migranti, ho spiegato al Prefetto che non esistevano, nella nostra città, luoghi adeguati, e tantomeno c'erano le condizioni sociali per sostenere queste quantità di immigrati, data la conformazione urbanistica della città, molto concentrata, e la realtà sociale ed economica di enorme difficoltà, tutte condizioni che non favoriscono l'integrazione di stranieri in numero considerevole. Da Sindaco, ho aggiunto che a Paternò la crisi economica ha generato una spaventosa emergenza abitativa, con famiglie e singoli cittadini che vivono in macchina o in condizioni disperate in immobili abbandonati o in sistemazioni di fortuna. Pertanto ho chiesto al Prefetto che qualora la prefettura avesse organizzato dei luoghi per l'accoglienza dei migranti, curasse di destinare una possibilità di alloggio anche ai paternesi privi di un tetto, nella semplice consapevolezza che il bisogno e la povertà non hanno razza e colore, e la solidarietà non può essere a compartimenti stagni. Questa è stata, e sarebbe tutt'ora, la mia posizione da sindaco. Vorrei ricordare tra l'altro che già un centro di accoglienza è stato aperto, proprio durante la mia amministrazione, e per giunta nei pressi di un istituto scolastico. Piuttosto che marce e barricate, ho fatto svolgere i controlli che la legge assegna al comune, verificando la struttura, sotto ogni aspetto, e continuando a controllarne il funzionamento dopo l'apertura, facendo in modo che si rispettassero tutte le leggi sul numero di operatori da un lato e di ospiti dall'altro, senza bisogno di creare allarmi e tensioni.

            Da uomo (e da cristiano) ritengo che nessuno può voltarsi dall'altra parte di fronte alla sofferenza di un altro uomo, oggi guardare in faccia il fratello significa chiedersi come costruire accoglienza e integrazione, rispettando chi deve essere accolto e chi deve accogliere, pensando ad una società integrata e non solo multiculturale, ricordandosi che l'identità di un territorio è un bene e un valore, ma si costruisce in modo dinamico e grazie alle contaminazioni continue. Insomma, da uomo e da cristiano credo che le barricate sono una scemenza.

            Da cittadino di Paternò, infine, mi piacerebbe che tutti quelli che adesso stanno o staranno in silenzio, in questa situazione, magari rivestendo ruoli che invece hanno, nelle comunità, un valore morale ed educativo, che hanno a che fare con la crescita e la cura degli uomini e dei loro cuori, ruoli che non si conciliano con il silenzio, ecco, mi piacerebbe che questi restino in silenzio anche in seguito, e ci risparmino qualche ipocrita appello alla solidarietà in periodo natalizio o in occasione di qualche settimana di chissà cosa, e restino in silenzio risparmiandoci anche ipocritissime affermazioni di plauso e lode al Papa che è buono, e dice cose splendide, ma di certo non sufficienti, a quanto pare, a superare le nostre barricate.

            Credo che Paternò abbia dimostrato abbondantemente, negli ultimi decenni, che il problema non è l'accoglienza o la presenza di alcune decine di immigrati, ma le condizioni socio-economiche della città intera. Per decenni ben più di 50 immigrati hanno vissuto in condizioni indecenti e illegalmente in immobili come la scuola Falconieri o il Velodromo, finchè, durante la scorsa amministrazione, questa realtà scandalosa è finita, e mai i paternesi hanno dato vita a fenomeni di intolleranza, anzi si sono prodigati per la solidarietà reale, attraverso il lavoro delle associazioni e la generosità dei singoli. La Bisaccia del Pellegrino sfama, da anni ormai, indifferentemente stranieri e paternesi. Potremmo essere il modello positivo di una solidarietà senza barriere, mostrare la parte migliore di noi ed essere esempio per molti altri, per tutti quelli che “non sono razzisti ma”. Mi auguro che riusciamo a dimostrare ancora una volta che Paternò è una città solidale.

           

Mauro Mangano

  • Diario politico
  • 2017
    ]]>
    info@mauromangano.it (Mauro Mangano) Diario Politico Mon, 25 Sep 2017 17:20:38 +0200
    Pozzo Currone https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/364-pozzo-currone.html https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/364-pozzo-currone.html Pozzo Currone

    Riqualificata la zona mercatale di Pozzo Currone

    Un finanziamento europeo, di qualche anno fa, ha consentito la riqualificazione e valorizzazione di un’area peculiare per la città di Paternò. E’ stato un sussidio acciuffato sul filo di lana, sarebbe bastata una sottile distrazione per una Giunta da poco insediatisi per sfumare, ma ciò non è avvenuto e adesso il nuovo restyling è osservabile da tutti. La zona in questione è quella rurale di Currone, dove da tempo immemore molti vanno a prendere l’acqua potabile, che pare abbia un sapore e proprietà del tutto particolari, ma non è l’unico aspetto interessante.

    Il finanziamento riguardava, dunque, la riqualificazione dell’area mercatale di Pozzo Currone per la commercializzazione di prodotti tipici locali, inserito nel Programma di sviluppo rurale Sicilia 2007-2013 del Dipartimento regionale interventi infrastrutturali per l’Agricoltura. Pubblicato il Bando di partecipazione e lanciata la gara ad aggiudicarsi la gestione dell’area sono state delle cooperative sociali. 

    Quindici casette in legno verranno montate, da utilizzare come dei piccoli esercizi commerciali, per prodotti artigianali, locali, biologici e a chilometro zero, per il momento ne sono state montate solo due.

    Si attende l’espletamento del bando per l’assegnazione delle postazioni per l’area mercatale nello slargo che precede la zona destinata alle casette, dinanzi alle fontane. Per evitare concorrenza sleale e per variegare l’offerta, una volta stabilita la ripartizione dell’area mercatale, verranno assegnate anche le casette. Inoltre l’attività delle casette sarà indipendente da quella del mercato, e sarà possibilmente giornaliera.

    Le cooperative sociali, che si sono aggiudicate l’appalto, da un paio di anni stanno lavorando al progetto. I custodi di entrambe le cooperative si alternano e non lasciano mai scoperta la zona. Il sito dispone già di servizi igienici e di un ampio parcheggio per accogliere auto e mezzi, per i visitatori e per gli espositori. Sia Enzo Fallica che Antonio Santangelo, i responsabili delle due cooperative, nutrono molte speranze per lo sviluppo di questa zona, un punto molto frequentato, anche da persone fuori provincia. «Sicura, sarà, la presenza nelle casette dei lupini, come delle crispelle siciliane, - precisa Fallica sui prodotti commerciali immancabili a Currone- della frutta secca e dei panini, un’altra dovrebbe diventare uno spazio ristoro».

    Soddisfatto per la scelta del sito anche Santangelo: «E’ un punto strategico non solo per attingere l’acqua, ma nel periodo estivo diviene un punto di ritrovo. Magari passano per acquistare i famosi lupini, che sono nati qua praticamente. Transitano diverse persone nell’arco della giornata. Addirittura da fuori provincia arrivano, da Ragusa, Enna e altri posti».  Vengono ad acquistare i lupini e ad attingere l’acqua che pare abbia delle proprietà particolari, probabilmente anche per via della presenza del pozzo o dell’acquedotto munito di un sistema di purificazione delle acque, forse unico in Sicilia, come raccontano i frequentatori più assidui di Currone.

    Insomma, un nuovo volto, e una nuova funzione al passo coi tempi, ma nel rispetto della tradizione, delle buoni abitudini e dei consumi oculati, infatti è una grande opportunità quella dei prodotti a chilometro zero. Innovare e commercializzare in una zona mercatale storica lega il progresso e la memoria.

     

    Paternò, 21 Marzo 2017

    • Diario politico
    • 2017
      ]]>
      info@mauromangano.it (Mauro Mangano) Diario Politico Sun, 26 Mar 2017 18:35:47 +0200
      Operazione “The end” https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/363-operazione-the-end.html https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/363-operazione-the-end.html Operazione “The end”

      L’Amministrazione comunale paternese esprime soddisfazione per la sentenza dell’operazione “The end”

      La legalità, il favorire esperienze didattiche che coinvolgano le nuove generazioni, è stato sempre uno degli obiettivi prioritari dell’Amministrazione paternese e lo scorso maggio, quando a Paternò è arrivato il fratello del giudice ucciso dalla mafia, Salvatore Borsellino, e le scolaresche paternesi con le autorità civili e militari hanno attraversato la città in una marcia per la legalità, si è raggiunto il culmine delle iniziative incardinate sul concetto di giustizia. In quella circostanza la Collina storica (come documenta la foto) è stata teatro di uno dei momenti più intensi della proclamazione del diritto alla legittimità.

      E’ l’assessore agli Affari legali, Valentina Campisano che compendia il sentire di tutta la Giunta rispetto alla sentenza dell’operazione “The end”, che ha visto condannati dal Tribunale di Catania dodici componenti del clan Assinnata. Una sentenza che precede di poco la giornata nazionale del ricordo delle vittime delle mafie.

      «In occasione della giornata dedicata al ricordo di tutte le vittime della mafia, non posso non accogliere – le parole dell’assessore Campisano- con grande soddisfazione la sentenza che ha chiuso il processo “The end”, con la condanna definitiva degli esponenti di spicco del clan Assinnata. E’ una pronuncia importante per la nostra città, chiamata ancora una volta a non voltarsi dall’altra parte e ad affrontare con forza e coraggio il problema della criminalità. Il Comune si era costituito parte civile nel processo e andrà avanti con tutte le azioni necessarie per recuperare le somme dovute a titolo di risarcimento del danno. Al momento la sentenza- precisa l’Assessore- ha disposto solo una provvisionale pari a 10 mila euro, ma l’intento è quello di proseguire con l’azione legale al fine di ottenere il risarcimento integrale del danno subito dalla città, con l’obiettivo di investire le somme recuperate in azioni concrete sul fronte della legalità».

      La vicenda risale al febbraio del 2016, quando i Carabinieri della Compagnia di Paternò dopo scrupolose indagini sono riusciti ad incastrare con l’operazione “The end” quattordici presunti appartenenti alla cosca Assinnata, costola della famiglia catanese dei Santapaola. I reati, loro contestati, vanno dall’associazione mafiosa, all’estorsione fino al traffico di stupefacenti.

      Una vasta operazione è stata, quella avviata dai militari dell’Ama della Compagnia di Paternò, lo scorso anno, che ha impegnato cento militari del Comando Provinciale nell’eseguire il provvedimento restrittivo emesso dal Gip (Giudice per le indagini preliminari) del Tribunale di Catania su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

       

      Paternò, 21 Marzo 2017

      • Diario politico
      • 2017
        ]]>
        info@mauromangano.it (Mauro Mangano) Diario Politico Sun, 26 Mar 2017 18:30:12 +0200
        Festival dei Cantastorie https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/362-al-piccolo-teatro-la-presentazione-del-festival-dei-cantastorie.html https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/362-al-piccolo-teatro-la-presentazione-del-festival-dei-cantastorie.html Festival dei Cantastorie

        Al Piccolo teatro, la presentazione del “Festival dei Cantastorie”

        Sabato 25 marzo, alle 19, verrà presentata la I edizione del “Festival dei Cantastorie”. L’evento avrà luogo al Piccolo teatro in via Monastero, a Paternò. Per l’occasione si esibiranno celebri cantastorie siciliani e calabresi. La manifestazione rappresenta un’anteprima delle serate del “Festival” che si svolgerà fra la seconda e la terza settimana del mese di settembre, nei giorni 8-9-10 e 11.

        Un appuntamento estivo atteso da tempo, per gli appassionati del genere, ma anche per i molti incuriositi da una tradizione che è ben radicata nel comprensorio e che nella sola città di Paternò ha dato i natali ad alcuni tra i più noti cantastorie nazionali. «Continua con grandissimo successo il bellissimo lavoro all'interno della Casa Museo del Cantastorie, luogo - spiega l’assessore alla Cultura, Valentina Campisano- dove cultura e tradizione si uniscono, voluto fortemente dalla nostra Amministrazione. Oggi, dopo anni di intensa attività di ricerca, studio, rielaborazione e produzione, arriviamo, con soddisfazione, alla prima edizione del “Festival dei Cantastorie”, che vedrà esibirsi nella nostra città i più importanti cantastorie di Sicilia e Calabria.

        Una manifestazione unica, di altissimo livello, per la quale dobbiamo ringraziare tutti gli artisti e gli studiosi che da tantissimo tempo impiegano le loro energie su questo progetto, che attraverso -continua Campisano-   la sinergia tra associazioni e Comune, sta dando frutti straordinari. Importanti per riportare in piena attività la “Casa del Cantastorie”, oltre al recupero del Piccolo teatro e della Casa Museo, sono stati, infatti, anche gli atti amministrativi di istituzionalizzazione della stessa e di collaborazione con l'associazione culturale “Gruppo Batarnù”, che sta facendo un lavoro davvero prezioso».

        All’opera, infatti, sia per la manifestazione di sabato 25, che come di ruotine, ad accogliere scolaresche e turisti per visitare la Casa Museo del Cantastorie, è il responsabile e fondatore del “Gruppo Batarnù”, Alessandro Nicolosi. Intento a raccontare, ad un nutrito gruppo di allievi del liceo psicopedagogico “De Sanctis” le origini e l’esordio dei cantastorie paternesi. I ragazzi si sono ritrovati come ultima tappa di un itinerario turistico cittadino al Museo dei Cantastorie, nel progetto di alternanza scuola-lavoro con la Pro Loco cittadina, presieduta da Salvina Sambataro, a testimonianza che l’educazione culturale può seguire varie strade purché non cambi la destinazione, e l’impegno a partire dall’Amministrazione locale, dalle associazioni dalle istituzioni scolastiche alla valorizzazione del patrimonio culturale della città pare ci sia tutto in questo momento.

        «Si è creata una rete di partnership, dal Comune, alle associazioni- entra nel merito del progetto Nicolosi-  quali il “Gruppo Batarnù” il “Cenacolo” e recentemente da “Gli Ultimi cantastorie” di Ragusa, che con Franco Occhipinti sta lavorando affinché si ottenga il riconoscimento dell’Arte dei cantastorie come Patrimonio immateriale dell’Unesco. Per fare ciò occorre far conoscere questo patrimonio e promuovere tutta iniziative che possano favorire questo processo di conoscenza. Paternò diventerebbe la patria di quest’arte dei cantastorie, perché fu la scuola più importante. Basti pensare che tra il 1956 e il 1975, in diciannove edizioni del Premio “Trovatori d’Italia”, per cinque volte hanno vinto dei paternesi. Con la “Casa dei Cantastorie”, non c’è un contributo alla memoria, ma un rinnovare quest’arte che poi è l’arte del narrare, un’arte viva che cambia la forma ma non la sostanza».  

        Soddisfatto per l’iniziativa e speranzoso per un proseguo interessante con il festival si mostra il primo cittadino Mauro Mangano: «Questo è un momento importante, perché vuol dire che va avanti il progetto che avevamo in mente quando abbiamo pensato alla “Casa del Cantastorie”. Ora la squadra si arricchisce oltre all’associazione “Batarnù” si sono aggiunti i componenti del “Cenacolo”, passi avanti ne sono stati fatti, con l’istituzionalizzazione. Il progetto era quello di farne il cuore, il punto di riferimento della ricerca sull’arte popolare, questo si realizza con il festival».

        Tante le forze in campo per valorizzare quest’aspetto della cultura popolare, però ne rivendica la paternità, per quanto riguarda il festival, il presidente del “Cenacolo” Nino Lombardo: «L’evento era previsto che si svolgesse a Palermo, io ho proposto a quelli dell’associazione dei cantastorie di Ragusa di farlo a Paternò, la patria di Busacca, il più famoso a livello nazionale. Loro hanno meditato sulla mia proposta e hanno accettato, facendo diventare Paternò il luogo annuale del “Festival dei Cantastorie”».

         

        Paternò, 23 Marzo 2017

        • Diario politico
        • 2017
          ]]>
          info@mauromangano.it (Mauro Mangano) Diario Politico Sun, 26 Mar 2017 18:22:40 +0200
          Newsletter 2 dicembre https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/361-newsletter-2-dicembre.html https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/361-newsletter-2-dicembre.html Newsletter 2 dicembre

          Per motivi tecnici, la newsletter di questa settimana non è arrivata a molti indirizzi. La pubblichiamo quindi sul sito.

                      Di S. Barbara si è detto molto, non credo sia necessario tornarci. I giorni della festa saranno ancora ricchi di polemiche, probabilmente, ma ho l'impressione che la gran parte dei cittadini abbia condiviso il fatto che spendere 170.000 euro per la festa in periodi come questi sia davvero sbagliato, oltre che impossibile, in realtà. Quest'anno la festa di S. Barbara non sarà finanziata dal Comune. Abbiamo costituito una Associazione per raccogliere fondi per la festa. Stiamo chiedendo a tutti i cittadini, ma soprattutto alle forze politiche ed imprenditoriali, di dare il loro contributo. I dati per un bonifico per la realizzazione della Festa, per chi volesse, sono:

          • IBAN IT72D0306984110120000001673
          • Destinatario: Associazione "Per S. Barbara" - Salvatore Galatà
          • Causale: Donazione Festa S. Barbara.

                      Giorno 17 abbiamo aperto il punto di informazione ed accoglienza turistica, nei locali di Palazzo Alessi, a Piazza Umberto. É un altro traguardo importante del lavoro che abbiamo fatto in questi anni per portare finalmente Paternò ad usare anche il turismo come strumento di sviluppo. Paternò non ha mai avuto una vera politica di sostegno al turismo. Molti anni fa si sono organizzate manifestazioni di grande rilievo, e si è promossa la partecipazione di Paternò a fiere internazionali, ma avere una programmazione è una cosa diversa.

                      Quando, con l'assessore Cavallaro, abbiamo promosso il primo incontro con gli operatori della nostra città interessati ad una promozione turistica, il problema di Paternò era l'impresentabilità della nostra città a causa della sporcizia di tutte le strade di accesso, e non soltanto, poi la mancanza totale di segnali turistici e la fruibilità dei monumenti. Abbiamo fatto in modo che non ci fossero più discariche presso i luoghi turistici, le abbiamo ridotte moltissimo nelle strade fuori dal centro abitato, abbiamo installato la segnaletica turistica. La seconda fase è stata quindi quella dell'offerta turistica, cioè di fare in modo che la città offrisse un complesso di luoghi visitabili, quindi fruibili e significativi, attraenti per un potenziale turista. Con il lavoro intensissimo della Pro Loco, guidata da Salvina Sambataro, e la sinergia finalmente concreta e costante con il comune, abbiamo inaugurato il museo interattivo, formato decine di ragazzi capaci di fare da accompagnatori ai turisti. Abbiamo quindi moltiplicato le occasioni di promozione della nostra città, partecipando all'Expo di Milano nel 2015, realizzando dei siti di qualità, organizzando diversi eventi che hanno attirato a Paternò ospiti internazionali. La collaborazioni di tante associazioni impegnate nella valorizzazione del nostro territorio è stata preziosa, è indispensabile, ed è possibile perchè finalmente i nostri spazi pubblici sono adeguati ad ospitare eventi di qualità.

                      L'anno scorso abbiamo avviato una campagna con gli studenti delle nostre scuole che hanno svolto delle visite guidate in tutti i luoghi significativi della città.

                      Adesso siamo pronti, con il punto di informazione ed accoglienza, a fare un nuovo passo avanti, accogliendo i turisti e guidandoli alla visita dei monumenti, dei musei, dei luoghi di rilievo paesaggistico. Questa è la politica che programmando cerca di compiere percorsi di sviluppo.

                      A proposito invece di politica che non programma, c'è da raccontare della questione Salvatore Bellia. L'Albergo dei Poveri, dopo essere stato per decenni disamministrato da commissari regionali o da presidenti nominati dalla Regione, viene adesso dichiarato estinto. Cioè la Regione decide di disfarsi di questi enti e scaricarne i debiti sui comuni. Questo accade mentre da anni è al Parlamento Regionale la legge di riforma del settore Ipab. Quindi anziché programmare, appunto, una ripresa o una riforma di queste istituzioni, si scaricano i problemi sui comuni. L'Albergo dei Poveri ha circa tre milioni di debiti pregressi, è stato usato negli anni per costruire facili clientele, offrendo incarichi ed assunzioni, e adesso che non è più possibile mungerlo per ottenere dei vantaggi nessuno è riuscito a trovare una soluzione per salvarlo. Nessuno dei politici che negli anni precedenti utilizzavano quell'ente per fare promesse o elargire qualche favore, e nemmeno i più recenti politici che sono venuti a compiangere i lavoratori senza poi proporre nessuna soluzione.

                      Noi abbiamo studiato attentamente la situazione, verificando ogni possibilità per far sì in primo luogo che la struttura non chiuda, poi che riesca ad essere pienamente efficiente ed economicamnete autosufficiente. Per questo proporremo di istituire una modalità di gestione controllata dal comune, ma che resti separata dal comune stesso. É impensabile far diventare il Comune di Paternò anche un gestore di case di riposo. Con una gestione che resti di carattere pubblico vogliamo salvaguardare l'occupazione dei lavoratori attualmente impiegati e soprattutto non far chiudere una struttura che storicamente accoglie gli anziani, al centro della città, e con un valore storico fortissimo. Abbiamo anche comunicato alla Regione che è assurdo caricare ai comuni i debiti pregressi delle Ipab, e questo vale sia per il Salvatore Bellia che per tutte le altre che stanno chiudendo su tutto il territorio regionale. Se la Regione non convenisse con la nostra proposta saremo costretti a fare ricorso al provvedimento che il Presidente Crocetta ha già emanato.

                      A novembre ha compiuto un anno la Bisaccia del Pellegrino, la mensa sociale che ogni sera offre un pasto a decine di persone, nei locali di via Vitt. Emanuele. La Bisaccia del Pellegrino è una delle esperienze più importanti che abbiamo avviato, perchè grazie all'incontro di associazionismo, enti pubblici, solidarietà dei singoli cittadini, vi sono tanti uomini e donne che ogni giorno possono contare su un pasto, per se e per la propria famiglia, ma anche su un punto di riferimento per tante esigenze. La considero un'esperienza straordinaria perchè ha mobilitato centinaia di volontari, dimostrando la forza della solidarietà, perchè ha avuto continuità e non si è spenta dopo i primi entusiasmi, perchè mostra un modello nuovo di intervento nel campo della solidarietà, che vede l'unione di volontariato attivo ed istituzioni, proprio per avere una solidità organizzativa insieme all'energia della motivazione etica. Da questa esperienza noi vogliamo partire anche per riprogettare altri servizi di assistenza della nostra città.

                      Si è parlato più volte della costruzione del nuovo supermercato Lidl all'ingresso della città. Forse però non sono stati illustrati a sufficienza i cambiamenti positivi che verranno introdotti a seguito dei lavori per l'area commerciale. Infatti il Comune ha richiesto alla società richiedente di compiere dei lavori per migliorare la viabilità delle zone interessate, presumibilmente, al maggiore traffico veicolare a causa della nuova apertura. Quindi lo svincolo all'incrocio tra Corso Italia e Via Vitt. Emanuele diventerà una rotonda vera e propria; su Via Vitt. Emanuele sarà realizzato un parcheggio, che potrà servire sia gli utenti degli esercizi commerciali di Via  Vitt. Emanuele sia i lavoratori del call center; su Corso Italia, all'altezza di Viale dei Platani, sarà realizzata una sorta di rotonda, per permettere di tornare indietro in entrambe le direzioni, e la rampa su Viale dei Platani sarà a doppio senso, cioè sarà possibile salire sul Corso Italia anche da Viale dei Platani. Sono modifiche che dovrebbero agevolare in generale il traffico sul Corso Italia ma anche rendere più gradevole esteticamente tutta la zona.

                      Infine, il 4 dicembre non sarà solo il giorno della festa di S. Barbara, ma anche il giorno del referendum costituzionale. Un momento importante, perchè dopo decenni finalmente l'Italia potrebbe archiviare una fase storica caratterizzata da una politica lenta ed inefficiente, capace di impiegare anni solo per approvare una legge, grazie ad un sistema di bicameralismo paritario che non esiste in nessun paese occidentale. Non è perfetta, questa riforma, come niente di ciò che è fatto dagli uomini, ma è un indiscutibile miglioramento delle nostre istituzioni. Purtroppo c'è una violenta propaganda, mossa soprattutto dall'ostilità verso Renzi, piuttosto che dal contenuto della riforma, che rende difficile un dibattito sereno. Appena si tenta di ragionare il discorso approda a qualche accusa contro Renzi, la sua megalomania e cose simili, come se la riforma non dovesse valere anche domani, chiunque vinca le elezioni, e come se la riforma l'avesse scritta Renzi e non i parlamentari, peraltro modificandola tante volte liberamente sia alla Camera che al Senato.

                      La mia opinione, sebbene brevemente, l'ho esposta nel mio intervento precedente.

                      Buona S. Barbara a tutti.

          • Diario politico
          • 2016
            ]]>
            info@mauromangano.it (Mauro Mangano) Diario Politico Fri, 02 Dec 2016 17:08:16 +0100
            Referendum 4 dicembre https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/360-referendum-4-dicembre.html https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/360-referendum-4-dicembre.html Referendum 4 dicembre

                     Ho cercato di capire su cosa voteremo il 4 dicembre. Ho ascoltato e letto diverse opinioni, soprattutto ho letto la legge di riforma che siamo chiamati ad approvare o respingere. L'ho fatto perchè non ho mai pensato che chi è del mio partito fa sempre bene ed i miei avversari sempre male, perchè voglio sempre capire e fare la fatica di avere una mia opinione.

                     Che è questa.

                     La parte della costituzione che è stata modificata riguarda l'organizzazione delle istituzioni, in primo luogo del parlamento. Perchè era opportuno modificarla? Perchè l'organizzazione delle istituzioni di uno stato rispecchia l'idea di società che abbiamo, del modo in cui quella società può essere rappresentata e governata. Nel 1946 era indispensabile avere il massimo di pluralismo possibile e fare in modo che le decisioni politiche fossero mediate e bilanciate, nel timore che quele decisioni non riscontrassero l'interesse o le convinzioni ideologiche di fette consistenti del paese. La recente esperienza della dittatura ed una società divisa su temi ideologici in modo radicale richiedeva un'architettura istituzionale ricca di contrappesi e di spazi di concertazione politica. Era il modo per rappresentare istituzionalmente una società fragile, molto divisa, e profondamente, addirittura incerta se stare con la Nato o con i paesi comunisti. A proposito, però, di chi dice che quella costituzione rispettava volontà condivise, praticamente era fatta accogliendo tutti, non come ora che si va a maggioranze, ricordo che quella costituzione bandì i Savoia, senza molta delicatezza, mentre quasi la metà degli italiani aveva detto di volere ancora la monarchia. Vuol dire che su certi argomenti una parte si prese la responsabilità di decidere per tutti, anche se aveva vinto per un pelo.

                     Ma nel 2016 la società è profondamente cambiata. Oggi chiediamo alle istituzioni la rapidità nelle decisioni, per stare al passo con trasformazioni sociali che avvengono nell'arco di mesi, non più di decenni. Oggi non è concepibile che una legge stia per anni a fare avanti indietro tra camera e senato, perchè nel frattempo le istanze sociali cui quella legge deve andare incontro sono già cambiate. In questo senso sono convintissimo che l'abolizione del bicameralismo paritario sia corretta. Ci voleva più coraggio, ed abolire del tutto il senato. Ma tra tenermi il sistema farraginoso e lento di ora ed avere un sistema con una sola camera che decide ed un senato pressochè inutile ma formalmente esistente, preferisco il secondo. Intanto avremo leggi rapide e chiarezza di responsabilità.

                     La riforma affronta poi un tema molto delicato, che è quello delle competenze delle regioni e dello stato. Questo aspetto è piuttosto trascurato, mi pare, nei vari dibattiti, ed invece è fondamentale. Anche in questo caso la riforma risponde ad un principio politico chiaro, ad un'idea precisa dell'Italia di oggi. Alcuni anni fa la parola d'ordine era “federalismo”, e imperava la convinzione che se lo Stato faceva un passo indietro e le amministrazioni locali, in particolare le Regioni, assumevano più poteri, tutto avrebbe funzionato meglio. Dietro questa convinzione c'era anche un forte pregiudizio anti-nazionale. Ma davvero gli italiani oggi vogliono che l'Italia si smembri? Che ogni regione faccia leggi autonomamente sulla protezione civile, sul turismo, sulla formazione professionale? Io credo di no. Tanti italiani oggi vivono e lavorano spostandosi da una città all'altra, le attività economiche non possono certo subire il rischio che da una regione all'altra cambi la normativa su argomenti così ordinari e comuni come quelli che ho citato. A questa esigenza di riaffermare l'unità dello stato risponde la modifica costituzionale attuale, e mi sembra davvero sacrosanta. Sulla maggior parte delle materie lo Stato farà le leggi generali e le regioni possono solo adottare disposizioni di tipo particolare, diciamo organizzativo e gestionale.

                     Questi due aspetti sono i principali punti di svolta, quelli che testimoniano la volontà di adeguare la Costituzione all'Italia di oggi ed alle sue esigenze. Le altre modifiche, che pure sono interessanti, sono di certo minori per portata e per significato.

                     Mi capita di sentire alcuni preoccupati del fatto che un maggiore potere assegnato ad una sola camera possa dare “troppo” peso al vincitore delle elezioni di turno. Questa, fra tutte le obiezioni, mi sembra la più strana. Significa che abbiamo paura che chi vince le elezioni governi. La verità, mi pare, è che in fondo abbiamo poco rispetto della democrazia, perchè questa osservazione muove su un sentimento profondo, che molti di noi provano, cioè il terrore che vinca il proprio avversario, l'idea che se vince un leader o un partito del quale non condivido le idee o la politica succede una catastrofe. Non sono d'accordo. Negli ultimi anni l'Italia ha visto alternarsi, praticamente ad ogni elezione, schieramenti diversi al governo, e in nessun caso è avvenuta una distruzione epocale. Non possiamo quindi pensare che dobbiamo organizzare lo stato in modo tale che se chi vince le elezioni fosse una persona che non gradiamo abbia le mani legate. Le recenti elezioni americane ci dimostrano che la democrazia porta con se tante incognite, e la scelta si fa a monte, o si accetta che il popolo scelga chi governa, o si ritiene di dovere mitigare la possibile stupidità del corpo elettorale.

                     Insomma, a me sembra che le ragioni per votare SI sono certamente maggiori di quelle che vogliono lasciare tutto come è ora. 

            • Diario politico
            • 2016
            • referendum
              ]]>
              info@mauromangano.it (Mauro Mangano) Diario Politico Sat, 26 Nov 2016 19:35:15 +0100
              GAL https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/359-gal.html https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/359-gal.html GAL

                          Cosa è un Gal? Gruppo di Azione Locale. Gli strumenti individuati dall'UE per assegnare sul territorio i fondi per lo sviluppo dell'economia agricola. In pratica si dovrebbero costituire dei gruppi composti da enti locali, associazioni, imprenditori, che svilupperanno dei progetti specifici per il territorio.

                          La Sicilia, quindi, assegna i fondi ai vari Gal che vengono autorizzati nella regione, e poi i Gal li spenderanno sulla base del progetto elaborato. Nel periodo 2007-2014 Paternò non ha fatto parte di alcun Gal. Quindi non ha potuto ricevere quella parte di fondi europei. Perchè? I Gal si formavano con aggregazioni di comuni che non superassero i 100.000 abitanti, e Paternò non è riuscita ad entrare nel gruppo dei comuni vicini a noi, che si sono organizzati tra di loro raggiungendo già il numero di abitanti massimo. La regione ha dato poi delle opportunità aggiuntive, perchè l'intenzione era di non privare nessun territorio dei fondi europei, ma Paternò ha pensato bene di proporre un gruppo di azione locale con i comuni delle Aci (per saperne di più, un'interessante pubblicazione) che è stato bocciato.

              gal etna 2
              Adesso si apre una nuova stagione di programmazione, e le nuove regole permettono di creare gruppi più ampi, fino a 150.000 abitanti. Ho personalmente chiesto al Gal Etna se fosse possibile aggregare Paternò a questo gruppo che sta lavorando alla riprogrammazione, abbiamo ricevuto risposta positiva, ed il 22 giugno il consiglio comunale ha deliberato la nostra adesione al Gal.

                          Quindi inizia la fase del lavoro vero e proprio. Si farà una programmazione che prevederà di investire i fondi europei sulle linee di sviluppo dell'agricoltura e del turismo sostenibile, sia tramite opere pubbliche che tramite finanziamenti alle imprese. Finalmente Paternò, le sue aziende, le associazioni, potranno avere un ruolo attivo e ricevere finanziamenti decisamente utili.

                          Si tratta di un passaggio storico, perchè rimette la nostra città dentro la programmazione comune della zona etnea, dopo anni in cui siamo stati ai margini, seguendo ragionamenti di amicizie ed affinità politiche piuttosto che di omogeneità del nostro territorio. Siamo nella stessa direzione in cui va il lavoro che da anni portiamo avanti sul Patto di Fiume e la collaborazione al progetto MAB (Man and the Biosphere) recentemente avviato dal Parco dell'Etna.

                          Il principio che deve guidare la nostra comunità deve essere quello che non è l'isolamento che può portare sviluppo e ricchezza alla città di Paternò, ma un legame sempre più stretto con tutto il territorio. La nostra posizione strategica e la dimensione della città (siamo la terza città della provincia per numero di abitanti) fa di Paternò automaticamente una città-polo, con la responsabilità di connettere la Valle del Simeto e l'Etna, la Piana di Catania e l'Area Metropolitana. Adesso questo ruolo stiamo cominciando a giocarlo.

              • Diario politico
              • 2016
              • sviluppo
              • GAL
                ]]>
                info@mauromangano.it (Mauro Mangano) Diario Politico Mon, 04 Jul 2016 16:46:47 +0200
                Legalità, sviluppo e democrazia https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/358-legalita-sviluppo-e-democrazia.html https://www.mauromangano.it/diario-politico/11-diario-politico/358-legalita-sviluppo-e-democrazia.html Legalità, sviluppo e democrazia

                Il mio intervento all'incontro con Rosy bindi di giorno 5 maggio.

                Buonasera a tutti.

                Sono felice di accogliere tutti quanti hanno condiviso il bisogno e il desiderio di affrontare un tema così importante come il legame tra la legalità e lo sviluppo delle nostre comunità, e di farlo provando ad avere uno sguardo ampio, tracciando una prospettiva che ci mostri la condizione attuale e quale possa essere il ruolo di ciascuno, nell'idea che il primo strumento della lotta alla mafia è la coesione sociale, l'attuazione piena, o lo sforzo perchè vi sia l'attuazione piena, del dettato costituzionale, dal diritto all'uguaglianza, allo studio, alle libertà civili, al lavoro. Quindi benvenuti a tutti.

                Appartengo alla generazione che avvertiva la presenza concreta, reale, fisica della mafia, negli anni dell'infanzia, dalla teoria dei morti ammazzati sulle nostre strade, quella generazione le cui memorie estive alternano i ricordi dei Campionati mondiali o delle Olimpiadi con le terribili stragi, Chinnici, Dalla Chiesa, Giuliano, Montana, Cassarà, Agostino, Livatino, Libero Grassi. Ognuno di questi nomi è per me, ragazzino, il ricordo di una pausa dai giochi, un'edizione straordinaria del tg, o del giornale radio, una maledetta foto in più da conoscere.

                E quegli anni hanno formato una reazione emotiva, morale, fortissima, mentre per fortuna nelle Scuole gli insegnanti ci spiegavano, ci istruivano, facendo uscire i nostri sentimenti dal recinto dell'indignazione per farli diventare conoscenza, speranza, azione, progetti di vita, per molti di noi.

                E in tutti questi anni alla Scuola va dato il merito di avere tenuto ben ferma una direzione educativa che non si è mai fatta confondere, nemmeno dalla politica, invece spesso confusa, ottusa, quando non collusa.

                La sfida quotidiana per l'affermazione della legalità è ancora oggi la missione principale di chi vuole lo sviluppo della nostra terra. Ma con la consapevolezza che cambiano i modi, gli interessi, le articolazioni del fenomeno mafioso. Dalla mia postazione di sindaco, che questa comunità la rappresenta tutta, posso affermare con certezza che si è indebolita l'accondiscendenza culturale alla mentalità mafiosa, che oggi i mafiosi, ancora forti, presenti, nel controllo del territorio, nel racket che indebolisce la forza imprenditoriale, nella volontà di condizionare i settori economici più redditizi, sono più soli socialmente. La Pubblica Amministrazione è, in questo contesto, il primo baluardo di legalità. Innanzitutto con l'efficienza, cioè con un rapporto sano con il cittadino, improntato alla logica dei diritti e dei doveri, senza zone grige. Il Comune è di certo il primo punto di contatto tra il cittadino e le istituzioni, e quindi a noi tocca di dare la prima dimostrazione che il sistema delle regole, la cosiddetta burocrazia, non è un dispositivo vessatorio, ma una garanzia di uguaglianza e rispetto, però occorre anche rafforzare i legami tra tutte le figure istituzionali del Paese e della Regione, tra tutti gli uffici che al cittadino dovrebbero più spesso dare risposte, anziché far proliferare le domande.

                Efficienza, trasparenza, soprattutto nei punti chiave in cui si muovono risorse economiche. Abbiamo fatto sforzi enormi per fare uscire il sistema dei rifiuti dalla zona grigia creata dall'emergenza continua, dai rapporti personali, dall'imprecisione delle responsabilità. Non ci siamo ancora riusciti del tutto. Ma su questo fronte permettetemi di dire che spesso i Sindaci ci siamo sentiti soli, molto soli. E la prova, forse, è che mentre noi lavoriamo a dare stabilità al sistema, la Regione chiede ancora una volta un provvedimento emergenziale...

                Una voce sola, deve essere quella delle istituzioni, si chiamino Sindaco, Prefetto, Procura, Forze dell'ordine, una voce sola. Ancora oggi dobbiamo ricordare ai giovani siciliani che la mafia non è solo il giovane spacciatore, l' estortore in motorino, il giovane gradasso che pensa di dimostrare il suo potere ricorrendo ai simboli del cinema o della televisione, ma che fianco a fianco con ciascuno di noi, a Paternò come a Milano o a Roma, ma a Paternò, di certo, vivono i commercialisti che faranno le dichiarazioni dei redditi alle ditte mafiose, i medici, che curano i latitanti, professionisti, fornitori, artigiani, uomini e donne comuni che pensano che non avere sangue sulle mani significhi averle pulite, e invece no.

                • Diario politico
                • 2016
                • legalità
                • sviluppo
                • democrazia
                  ]]>
                  info@mauromangano.it (Mauro Mangano) Diario Politico Fri, 06 May 2016 13:52:30 +0200