I cittadini di Paternò l’anno scorso hanno espresso una volontà, una speranza, una richiesta: cambiare. Ma cosa può significare cambiare per una città? Essere più pulita, ordinata, con strade sistemate e aiuole sfalciate? Certo che si, se tutto ciò non c’è stato prima. Ma non solo. Intanto perché per fare alcune di queste cose vanno create condizioni, cercati soldi, trasformati sistemi di lavoro, modi di fare.

Ecco, un cambiamento per essere vero, profondo, decisivo, significa la rottura di abitudini radicate, di comportamenti ripetuti, comporta la nascita di nuovi punti di vista.

Questa amministrazione ha finora fatto tutto il possibile per ristabilire una normalità, senza inseguire eccezionalità pompose, da passarella, lavorando con l’umiltà di chi sa che si pianta, si irriga, si cura, si aspetta vigilando, poi si raccoglie, il contrario non esiste.

Allora un anno di fatiche enormi, a chiedersi ce la faremo, vale la pena, chi ce l’ha fatto fare, e dirsi certo, piano piano ce la faremo, caspita se vale la pena, ce lo fa fare il piacere di vedere i bambini ammirare l’opera dei pupi al piccolo teatro, le luci finalmente accese in un quartiere intero in zona ardizzone, gli abitanti del quartiere insieme agli amministratori pulire e sistemare una piazza abbandonata o le salinelle, una squadra di calcio di Paternò di nuovo in serie D, i ragazzini giocare nel piccolo campetto disegnato in una piazzetta, dove prima c’era solo l’abbandono ed il buio.

Un anno passato a far cosa?

A ricostruire, con pazienza, determinazione, a volte rabbia, altre volte scoraggiamento, sempre fatica: una città. Rimetterne insieme i pezzi, dal punto di vista sociale e culturale, ricostruendo le basi amministrative perché Paternò potesse uscire dai binari della superficialità e dell’improvvisazione.

Le basi amministrative significano i regolamenti che al comune non esistevano sulla gestione del personale, indispensabili perché dentro il comune ci sia un sistema di lavoro basato realmente sulla relazione tra diritti e doveri. Abbiamo trovato un comune organizzato (si fa per dire) in 20 unità operative, le abbiamo fatte diventare 13, abbiamo adottato un regolamento per gli orari, che detta regole chiare, cominciato a sciogliere decine di complicate questioni arretrate che riguardano lo stato giuridico dei nostri dipendenti, molte delle quali erano diventate o stavano diventando cause in cui difficilmente il comune sarebbe stato vincitore. Invece in quest’anno non è iniziato nessun contenzioso, proprio perché la presenza dei regolamenti basa gli atti dell’amministrazione su fondamenta certe. Un terzo dei dirigenti hanno modificato i loro campi di competenze, decine di dipendenti hanno cambiato unità, nell’ambito di una rotazione fisiologica all’interno di qualunque amministrazione.

Ricostruire le basi amministrative significa anche frenare la corsa al dissesto del nostro bilancio. Nel nostro bilancio non comparivano le spese legate alla gestione dei rifiuti, che da sole fanno un terzo della spesa corrente, più di 5 milioni di euro di fondi comunali che abbiamo sborsato negli ultimi due anni, invisibili nel bilancio, ma concreti per le casse. Le spese legate al contenzioso con il personale non erano conteggiate correttamente e molte cause perse dal comune richiedevano ormai un pagamento che sarebbe stato insostenibile da fare tutto nel 2012. In alcuni casi siamo riusciti a chiudere transazioni invece di arrivare a perdere davanti al giudice, risparmiando più di 400.000 euro solo nel 2012. Abbiamo dovuto chiedere pazienza ai creditori, cominciare a sistemare il bilancio 2013, aumentare le tasse. Anche perché nel frattempo lo stato ha ben pensato di ridurre per più della metà i suoi trasferimenti verso i comuni.

Ma pur soffrendo, e con un lavoro poco visibile ma indispensabile, abbiamo evitato il dissesto nel 2012 (mentre comuni come Cefalù, Milazzo, Caltagirone, S. Maria di Licodia non ce l’hanno fatta) e adesso prepariamo un bilancio 2013 non facile, ma almeno chiaro.

La chiarezza è alla base di un’amministrazione efficiente. Ed intendo anche la chiarezza degli atti, avere le “carte a posto”. Ad esempio il comune ha alcuni locali dati in affitto, ma per quasi nessuno di questi c’era un contratto regolare e rispettato, in molti casi i locali comunali non erano nemmeno catastati, quindi abbiamo dovuto ricominciare daccapo, prendere contratti e documenti uno per uno e cercare di regolarizzarli, e non abbiamo ancora finito.

Ricostruire una città in cui l’ordinaria amministrazione non funzionava da anni. Oggi passo per molte piazze e strade in cui si vede il cielo, prima invisibile grazie ai rami degli alberi non potati da anni, e la sera invece percorrendo le strade vedo il susseguirsi delle luci, regolare, non a macchia di leopardo, perfino al Parco del Sole o in Piazza Nino La Russa, in cui mesi fa non c’erano più nemmeno gli attacchi per le lampadine. E nelle scuole abbiamo avviato un lavoro di manutenzione più rapido possibile, in alcuni casi di prevenzione, che ci permette di dire, ad anno scolastico quasi concluso, che sono stati pochissimi i casi di infiltrazioni di acqua dai tetti (manutenzione delle grondaie fatta per tempo) e di mancanza di riscaldamento (ad eccezione di una scuola in cui si sono verificati furti di gasolio ed una con un  guasto ad una caldaia).

In pochi mesi abbiamo ripristinato il servizio delle strisce blu, riaperto il corso Italia, abolito la sosta sul marciapiede in via Vittorio Emanuele, rendendo più rapido il raggiungimento dell’ospedale da fuori città, e più scorrevole il traffico nella parte alta di via Vittorio Emanuele ed alla rotonda di corso del Popolo, in entrata da Ragalna. Abbiamo cominciato a sistemare gli impianti sportivi, a partire dal Falcone-Borsellino e dal campo Totuccio Bottino, nei quali mancava praticamente di tutto.

Ricostruire la città mettendo insieme i pezzi, i tanti pezzi di cultura, di società, che ci sono, che sono la città stessa, ma erano divisi, trascurati, separati. Così abbiamo svolto un lavoro incessante per mettere in risalto le attività delle associazioni, ma anche per condividerle, moltiplicandone gli effetti, sostenendole con ogni mezzo a disposizione. E dopo anni Paternò ha avuto una stagione teatrale, decine di concerti di musica classica, incontri con importanti scrittori e artisti (da Viola Di Grado a Nino Frassica, da Vincenzo Pirrotta a Nicola Gratteri). Il Palazzo delle Arti (l’ex ospedale SS. Salvatore) ospita pressochè ininterrottamente mostre da marzo ad ottobre.

Un anno fa il centro di aggregazione giovanile aveva sospeso le sue attività, ora funziona, ed il centro diurno per disabili era relegato in tre anguste stanzette, mentre oggi ha a disposizione locali molto più ampi e comodi, diciamo più adeguati. Abbiamo avviato un servizio di distribuzione di pacchi spesa per 150 famiglie, e soprattutto dato il via al progetto del servizio civico, cioè un modo per sostenere decine di cittadini in difficoltà, offrendo loro un piccolo aiuto economico in cambio di un servizio che essi prestano alla città (per ora la pulizia e la custodia di piazze e parchi).

Ricostruire la città significa anche riprendere pazientemente tutto ciò che è rimasto incompleto ed abbandonato negli anni scorsi, un lavoro il cui risultato non può essere immediato, richiede tempo. Nel corso dei prossimi mesi riprenderanno i lavori presso l’edificio dell’ex-pretura, in Piazza Indipendenza, per completare e consegnare alla città un edificio storico in pieno centro, ed in questi giorni siamo riusciti a farci consegnare quella struttura nuovissima e già oggetto di vandalismo che si trova accanto al palazzo comunale, realizzata per la protezione civile, finita da molto più di un anno ma abbandonata a se stessa.

Per rendere più civile e regolare la vita della nostra città abbiamo iniziato un lavoro di regolamentazione del commercio ambulante, settore nel quale praticamente avevamo a Paternò la sensazione dell’anarchia totale. Il risultato è la nascita di un primo mercatino rionale, a piazza S.Antonio, regolare ed ordinato, di un dialogo costante con gli operatori, per salvaguardare il lavoro ma nella legalità e nel rispetto di tutti.

Su tutta l’attività amministrativa di quest’anno incombe poi il grande tema della spazzatura, che ha preso la maggior parte delle nostre energie  e del nostro tempo. Un anno fa la raccolta differenziata non copriva ancora tutta la città, ad aprile 2012 producevamo 1.403.000 chili di spazzatura indifferenziata, ed ogni chilo rappresenta un costo di discarica, mentre ad aprile 2013, (nonostante gli scioperi e i disservizi), abbiamo prodotto solo 857.000 chili di indifferenziata. Soprattutto abbiamo iniziato un cammino di chiarezza, perché tutti i costi inerenti ai rifiuti non erano iscritti al bilancio comunale, quindi noi non potremmo nemmeno dire con molta certezza quanto ci è costato il servizio gli anni scorsi, perché tutto era delegato alla società Simetoambiente. Noi abbiamo dato un taglio deciso a questa situazione, riportando piano piano nelle mani del comune il controllo del servizio e la tariffazione, sfruttando tutto quello che la legge ci consente di fare. Naturalmente ancora c’è una situazione precaria, perché non siamo passati ad un nuovo sistema stabilmente, la legge di riforma regionale non è ancora stata applicata pienamente, il comportamento di molti cittadini non ci aiuta. Adesso dobbiamo insistere con i controlli, certamente, e rendere le trasformazioni durature, ma abbiamo imboccato la strada del cambiamento radicale rispetto ad un sistema che ci stava portando al collasso, sottraendo alle casse comunali milioni di euro l’anno.

Uno dei punti più importanti del mio programma elettorale era la riscoperta del concetto di bene comune. Ed io sono ancora convinto che la misura del cambiamento sarà questa: quanto in questi anni i luoghi, la storia, le ricchezze, perfino la pulizia e la dignità di questa città diventeranno un bene di tutti. Perché questo accada devono incontrarsi due movimenti, uno dall’alto, per cui le istituzioni mettono i beni pubblici a disposizione della città, facendoli sentire un bene davvero di tutti, e uno dal basso, per cui i cittadini, le associazioni, i quartieri, i comitati, considerino i beni comuni qualcosa la cui cura, ma anche la fruizione, deve essere condivisa.

E su questo piano io sono molto contento dei risultati raggiunti, e vedo che la strada è quella giusta. La mia fiducia si basa sull’avere constatato che  in tante, piccole e grandi occasioni, comincia ad accadere qualcosa di nuovo, che piazze ed aiuole sono oggetto di una cura nuova da parte dei quartieri, ma anche i luoghi della cultura, e con essi il loro significato, sono sempre più valorizzati e  visitati. Un bene comune, per esempio, è la tradizione dei nostri cantastorie, che rende Paternò unica al mondo, ed oggi è conosciuta in tutta Italia anche grazie al progetto della Casa del Cantastorie, animato da tanti giovani ed associazioni di Paternò, sostenuto dal Comune, che ha perfino trovato ospitalità a Roma, all’Auditorium Parco della Musica, il primo maggio, con un concerto ed una mostra dedicata interamente ai nostri Cantastorie. Ed un bene comune sono le Salinelle ed il Simeto, per lo studio dei quali abbiamo già stipulato delle convenzioni ufficiali con l’università e sui quali sono già stati prodotti dei progetti, per chiedere finanziamenti europei.

Negli anni è stato sprecato tanto tempo per lo sviluppo della nostra città, ora dobbiamo recuperare il tempo perduto e proiettarci di corsa nel futuro. Così abbiamo ripreso per i capelli i finanziamenti che già ci erano stati sottratti, per incuria del comune, riguardanti la costruzione di un asilo nido, l’ammodernamento della rete idrica in quasi mezzo paese, il recupero dell’immobile in viale Kennedy destinato al centro di aggregazione giovanile. E abbiamo già chiesto nuovi finanziamenti, i cui progetti hanno superato le prime fasi di analisi, per sistemare e migliorare l’area di Currone, per installare impianti di geotermia in una scuola materna comunale e alla piscina. E sulle fonti di energia rinnovabile abbiamo anche fatto l’adesione al Patto dei Sindaci, un’iniziativa europea che premia i comuni che si impegnano a ridurre le emissione di anidride carbonica.

L’elenco delle cose fatte potrebbe essere lungo, anche lunghissimo, e l’elenco delle cose da fare ancora di più, perché sono ancora enormi i problemi aperti, dai più immediati, quelli della nostra vita di ogni giorno, come la segnaletica stradale, la situazione delle stesse strade, dissestate e piene di buche, il livello di pulizia ancora insufficiente, il sostegno alle tante situazioni di povertà, di disagio, di difficoltà create dalla lunga crisi che stiamo attraversando.

Ma la conclusione che vorrei trasmettere non è tanto quello della enorme quantità di lavoro, che c’è stato e continuerà ad esserci, ma quella di una direzione nuova, un progetto nella guida della città. Ricordandoci che il vero problema di Paternò è la povertà e la disoccupazione che innestati in un tessuto di comunità debole, dove i legami sociali tengono a stento, il peso dell’illegalità diffusa e della scarsa qualità della vita rallenta ogni rilancio economico.

E allora la direzione è questa: trasparenza nell’amministrazione, fermezza nell’affermare le regole, amministratori che si impegnano quotidianamente con ogni forza nell’affrontare i problemi, che sono al fianco dei cittadini, che lavorano per la creazione di occasioni di lavoro e sviluppo nell’artigianato, nel turismo, nei servizi. Continuiamo a lavorare perché la buona amministrazione ci sembri niente di più che una cosa normale e possiamo impegnare le nostre energie non per sopravvivere o non andare in dissesto, ma per costruire una città moderna e viva.

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