Ad un poeta

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E' morto qualche giorno fa il più importante poeta palestinese, Mahmud Darwish.Nella sua vita ha conosciuto il carcere e l'esilio, perchè, come ogni vero poeta, era un uomo che amava la verità, la bellezza e la libertà. Avrà funerali di stato, simili a quelli celebrati per Arafat. La Palestina consegna al mondo, dopo Edward Said, un altro grande intellettuale, capace di dimostrare che la cultura può avere radici piantate in una terra piccola piccola per espandersi poi fino al cielo.

Da "Innamorato della Palestina": [...]

Giuro, tesserò per te
un fazzoletto di ciglia
scolpirò poesie per i tuoi occhi
con parole più dolce del miele

scriverò “sei palestinese e lo rimarrai”
 
Palestinesi sono i tuoi occhi,
il tuo tatuaggio
Palestinesi sono il tuo nome,
i tuoi sogni
i tuoi pensieri e il tuo fazzoletto.
 Palestinesi sono i tuoi piedi,
la tua forma
le tue parole e la tua voce.
Palestinese   vivi,   palestinese   morirai.
 

Commenti (vecchio sito):

Re: ad un poeta Da valeriobuemi a 29/08/2008 9.55
Sono felice che tu sia uno dei pochi nella nostra città a conoscere ed amare questo grande poeta militante, che ho avuto l'onore di conoscere personalmente al festival della letteratura di Mantova nel 2005.
L'esempio di vita e di arte che ci ha donato Mahmud Darwish ci consente di nutrire ancora speranza nella forza rivoluzionaria della poesia, contro l'orrore di tutte le occupazioni e le repressioni, per un mondo dove i popoli e le culture possano superare le abiezioni di sistemi di potere sanguinari.
Mi permetto infine di postare un'altra poesia di Darwish di grande valore estetico e simbolico, "Carta d'identità":

Ricordate!
Sono un arabo
E la mia carta d'identita' e' la numero cinquantamila
Ho otto bambini
E il nono arrivera' dopo l'estate.
V'irriterete?
Ricordate!
Sono un arabo,
impiegato con gli operai nella cava
Ho otto bambini
Dalle rocce
Ricavo il pane,
I vestiti e I libri.
Non chiedo la carità alle vostre porte
Ne' mi umilio ai gradini della vostra camera
Perciò, sarete irritati?
Ricordate!
Sono un arabo,
Ho un nome senza titoli
E resto paziente nella terra
La cui gente è irritata.
Le mie radici
furono usurpate prima della nascita del tempo
prima dell'apertura delle ere
prima dei pini, e degli alberi d'olivo
E prima che crescesse l'erba.
Mio padre…viene dalla stirpe dell'aratro,
Non da un ceto privilegiato
e mio nonno, era un contadino
ne' ben cresciuto, ne' ben nato!
Mi ha insegnato l'orgoglio del sole
Prima di insegnarmi a leggere,
e la mia casa e' come la guardiola di un sorvegliante
fatta di vimini e paglia:
siete soddisfatti del mio stato?
Ho un nome senza titolo!
Ricordate!
Sono un arabo.
E voi avete rubato gli orti dei miei antenati
E la terra che coltivavo
Insieme ai miei figli,
Senza lasciarci nulla
se non queste rocce,
E lo Stato prenderà anche queste,
Come si mormora.
Perciò!
Segnatelo in cima alla vostra prima pagina:
Non odio la gente
Né ho mai abusato di alcuno
ma se divento affamato
La carne dell'usurpatore diverrà il mio cibo.
Prestate attenzione!
Prestate attenzione!
Alla mia collera
Ed alla mia fame!
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Mauro Mangano Sindaco

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