di John Berger

La protesta non è innanzitutto un sacrificio fatto in nome di un futuro diverso e più giusto; è un'ininfluente redenzione del presente. Narrare è un modo diverso di rendere indelebile l'istante, perchè le storie, una volte ascoltate, arrestano il flusso unilineare del tempo e rendono privo di senso l'aggettivo ininfluente” e già basterebbe, ma tutto il libro è un dolcissimo squarcio nel nostro cammino di uomini del XXI secolo. Spinoza e Berger, insieme per dire che la realtà è la perfezione, nel senso che dalle cose, dai corpi, dalle forme, nasce la vita ed il pensiero...

16 Dic 2014
di Carlo Sini

Più riguardo a "Il gioco del silenzio". Una grande, compatta, pulita riflessione sul valore del silenzio e della parola, un compendio della sapienza filosofica che apre delle scintille di riflessione ad ogni pagine, e ci guida verso alcune conclusioni, tra le quali: "la virtù prima del filosofo non è la parola, bensì l'ascolto, non è la ragione espressa, ma la domanda silenziosa con il suo carico di angoscia e di sapere". il libro è questo"

25 Mag 2014
di John Berger

Il tema non è originale: il tempo passa, e trasforma ogni cosa. Il romanzo di Jennifer Egan si concentra solo su questo, sulla consapevolezza che il tempo passa, che ciò che oggi esiste contiene la sua fine o la sua trasformazione, e ciò che accadrà tra vent'anni è già scritto in ciò che viviamo. Ma il pregio del libro è nel concentrarsi in modo ossessivo su questa coscienza, non fermarsi a constatare che il tempo scorre, ma ricordarci ossessivamente che oggi più che mai la contemporaneità tra presente, futuro e passato ci serve, come parametro delle nostre azioni, per capirle, misurarle. Perché oggi di più la dimensione del tempo rischia di sfuggirci, e la Egan lo mostra con i linguaggi del libro, dalla brevità degli sms alla densità analogica delle slide. Che il tempo sia un bastardo poi è una conclusione affrettata, che vale solo se pensiamo che il presente sia meglio del futuro, e che il trascorrere del tempo sia di per sé una sciagura. Non è così, il tempo può essere un bastardo o un amico, qua il romanzo è debole, perché tutti i protagonisti invecchiano peggiorando, diventano rottami, grotteschi replicanti dei giovani rampanti che furono, i tatuaggi si afflosciano sui muscoli cadenti. La vita è un'altra cosa. Ma questo romanzo, pure con qualche capitolo di troppo, ha il merito di dimostrare che esiste ancora la letteratura, cioè quella splendida invenzione dell'uomo grazie alla quale esprimiamo pensieri, dubbi, emozioni, usando le parole e trasformandole in storie..

27 Apr 2014
di John Berger

La tensione lirica di questo libro è molto alta, berger sa unire delicatezza e forza. Magari poteva cercare di sostenere di più la struttura narrativa, dato che le chiama "lettere di una storia". Io avrei pagato solo per leggere la frase "I nostri genitori avrebbero detto che lottavamo per il futuro. Non noi. Noi stavamo combattendo per rimanere noi stessi."

08 Apr 2014
di Gilberto Severini

La storia di un uomo letta alla luce di un'unico costante filo conduttore, quello della sua omosessualità, anzi della sua diversità. Perchè in Tommaso la diversità non è solo l'orientamento sessuale, ma anche la cultura, la capacità di un pensiero autonomo e spiazzante ogni conformismo. E tutto questo è affascinante quanto repellente, per tutti gli altri, per quelli che non vogliono fare fatica a pensare come a leggere. 
Tommaso è amico di Ines, una stupenda storia di amicizia ed affinità elettiva.
E la storia è raccontata con il solito sguardo eccentrico che sa usare Severino (eccentrico nel senso di fuori fuoco rispetto alla storia), con il tono sereno e melodioso che si addice all'impasto di malinconia e bellezza.

06 Mar 2014
di L. Boff. Cittadella editrice

La cosiddetta Preghiera Semplice non è stata scritta da Francesco, ma è un testo degli inizi del '900. Boff parte dal testo della preghiera per mostrare la persistenza e la pervasività dello spirito francescano. La pace, la giustizia, il perdono, sono indagati con spirito di semplicità eppure con una profondità terribile. Il diabolico è contrapposto al simbolico, cioè alla forza capace di unire, l'uomo, gli uomini, il cosmo. E piano piano Boff riesce a proporre anche la radicalità del perdono e della non violenza. Quella forza dirompente che scardinando il male nell'altro ne annulla l'efficacia. Così diventa possibile portare amore, pace, perdono, semplicemente portandoli in sè.

18 Feb 2014

Arriva il 15 agosto anche per poter leggere un libro, tutto in una volta, come si faceva un tempo. E intanto riscoprire la forza benefica di un romanzo. Quella sensazione che di pagina in pagina la tua mente ed il tuo cuore si riattivano, aumenta la loro rapidità, l'intensità dei pensieri e delle emozioni, perchè pagina dopo pagina altre vite diventano la tua, ti confronti con l'infinita possibilità dell'uomo e dei suoi giorni (la letteratura, lo diceva Pessoa, è la dimostrazione che la vita non basta).

Se poi è un romanzo di Javier Marias mentre si succedono gli inevitabili colpi di scena e tutto, naturalmente, si trasforma sempre in qualcosa di diverso da ciò che avrebbe dovuto e potuto essere, vieni condotto in una continua e fitta sequenza di riflessioni, e la trama in fondo accattivante è la pista per svariate, fondamentali, digressioni, sulla libertà, la verità, il destino, la letteratura, il tempo che passa, e naturalmente sull'amore.


Ma più precisamente sull'innamoramento, la parola che segnala e ferma l'atto dell'innamorarsi, come si sa diverso dall'azione di amare. Parola che, dice Marias, non esiste in molte lingue, c'è in spagnolo ed italiano, ma non in molte altre. "... la forza delle abitudini è immensa e finisce per supplire a quasi tutto, e al limite per sostituirlo. Può sostituire l’amore, ad esempio; ma non l’innamoramento, conviene fare distinzione tra i due, anche se si confondono non sono la stessa cosa… Quel che è molto raro è provare una debolezza, una vera debolezza per qualcuno, o che costui la produca in noi, che ci renda deboli. Questa è la cosa determinante, che ci impedisca di essere oggettivi e ci disarmi in eterno e ci faccia arrendere in tutte le contese… In generale la gente non prova questo con un adulto, né in realtà lo cerca. Non aspetta, è impaziente, è prosaica, forse neppure lo vuole perché nemmeno lo concepisce, cosicché si unisce o si sposa con il primo che gli si avvicina, non è così strano, è stata la norma per tutta la vita, vi sono quelli che pensano che l’innamoramento sia un’invenzione moderna venuta fuori dai romanzi. In tutti i casi, ormai l’abbiamo, l’invenzione, la parola e la capacità per il sentimento.” Ecco, se abbiamo la parola che lo indica, allora possiamo provarlo, questo innamoramento.

 Tutto il romanzo è segnato dalla riflessione sul senso della letteratura. La voce narrante è una donna che lavora in una casa editrice e parlando del suo lavoro segnala la vanità dei letterati, l'autoreferenzialità di un mondo concentrato troppo su se stesso, incapace di parlare di vita e alla vita. Un romanzo, Marias lo dice ben tre volte non è importante per la storia che racconta, ma per quello che la storia suscita, per le impressioni che ti lascia, le riflessioni che suscita.una dichiarazione di poetica. E un mettere le mani avanti, in un romanzo che parte con un omicidio, si sviluppa come un'indagine involontaria, un corteggiamento, una storia d'amore a lieto fine, ma che noi lettori non vorremmo fosse a lieto fine, un tradimento, delle menzogne, una donna che ama un uomo che ne ama un'altra che non la ama affatto...

E se nel romanzo non contano i fatti è perchè anche nella vita la verità è l'elemento di cui fidarsi di meno. Con tutti i progressi che l'uomo ha compiuto, sottolinea la voce narrante, ancora non è capace di distinguere la verità dalla menzogna, ed infine forse dire la menzogna (o la verità) è l'unica libertà che ci rimarrà.

La morte, il tempo. La felicità. Che tutti gli uomini ci ostiniamo a ritenere legata alla durata, della vita, di un amore. E invece tutto può finire anche adesso, e occorre accettarlo, non esclamare mai, come Macbeth alla notizia della morte della regina, sua moglie “She should have died hereafter”. Non c'è un dopo di ora, un da adesso in poi, il tempo è uno solo.

Perché qualcosa dovrebbe non accadere oggi? Che senso ha aspettare un altro momento, per la morte come per l'amore? C'è un dopo che può rendere accettabile qualcosa? Ma con Macbeth entra nel romanzo anche Shakespeare, presenza costante di tutte le opere di Marias, fin dai titoli dei primi romanzi.
Innamoramenti racconta i tanti modi in cui l'amore insorge, si manifesta in forma di energia, è azione efficace, motore, come ciò possa avvenire per una meccanica del corpo, o per una lunga e paziente azione di infiltrazione nel quotidiano di un'altra persona.
Il romanzo dovrebbe aprire gli occhi sulla retorica dell'innamoramento fatale e decisivo. Ci dice di accettare la semplice verità: non siamo l'uomo o la donna del destino per chi amiamo e ci ama, bensì, forse, “Tutti siamo imitazioni di persone che quasi mai abbiamo conosciuto, persone che non si avvicinarono o che tirarono dritto nella vita di quanti adesso amiamo, oppure che si fermarono ma si stancarono nel giro di poco tempo e sparirono senza lasciare tracce o soltanto la polvere dei passi che fuggono, o che sono morti per quelli che amammo, procurando una ferita mortale che quasi sempre finisce per richiudersi. Non possiamo pretendere di essere i primi o i preferiti, siamo soltanto quel che c’è a disposizione, i resti, il superfluo, i sopravvissuti, quel che rimane, i saldi, ed è con questo nobile poco che si costruiscono i più grandi amori e si fondano le migliori famiglie, da questo proveniamo tutti, prodotto della casualità e del conformismo, degli scarti e delle timidezze e degli insuccessi altrui, e pure così daremmo qualsiasi cosa a volte per rimanere legati a chi recuperammo un giorno da una soffitta o da una vendita all’asta, oppure ci toccò in sorte giocando a carte o che ci raccolse tra gli scarti; inverosimilmente riusciamo a convincerci dei nostri azzardati innamoramenti, e sono molti quelli che credono di vedere la mano del destino in ciò che non è altro che una riffa di paese mentre ormai agonizza l’estate… ”
Ma tutto questo è troppo anche per un buon romanzo, e in realtà senti che Marias non ha saputo trattenersi, fare un po' di selezione, trascinato dall'incontenibile voglia di parlare di tutto, così la pagina tante volte ti sfugge, e gli sfugge, e nella laboriosità dei concetti e dei periodi si perde la forza di un'intuizione.

“Quando qualcuno è innamorato, e l'innamoramento possiede l'attrattiva della rivelazione, in generale siamo capaci di interessarci a qualsiasi argomento che interessi o di cui ci parli colui che amiamo. Non soltanto di fingerlo per fargli piacere o per conquistarlo o per consolidare la nostra fragile posizione, certo, ma di prestare reale attenzione e lasciarci contagiare davvero da qualunque cosa lui provi e trasmetta...” e continuando per una pagina, alla fine l'intuizione e l'energia si attenuano e affievoliscono, e la bellezza di un atto spontaneo d'amore, anzi di una grande e vera prova dell'amore come lo scambio ed il contagio delle passioni intellettuali, culturali, musicali, diventa quasi un rito di passaggio, una fiammata che inesorabilmente si spegnerà.

In fondo questo romanzo impiega centinaia di pagine per dire qualcosa tipo “amor che null'amato amar perdona”.

16 Ago 2013
Adriano Sofri, Sellerio

Il nodo ed il chiodo come metafore perenni della pazienza e dell'impazienza, del legare e del rompere, del femminile e del maschile. Ma anche un percorso per cercare di smontare il mondo costruito sulle opposizioni nette, di genere, di ideologia, di cultura.

18 Lug 2013
di Vito Mancuso. Raffaello Cortina

Mancuso si conferma una voce originale del pensiero cattolico italiano. Una lettura piacevole, magari niente di particolarmente nuovo, ma con il pregio di rimettere in campo un discorso sul divino che parte dall'umano, che mette in discussione la nostra capacità di costruire, di liberare. E poi sottrae la libertà al consumo di un lessico politico volgare.

18 Lug 2013
di Goffredo Fofi. Laterza

La vocazione minoritaria è la vocazione a stare dalla parte in cui si è di meno, dalla parte delle MINORANZE ETICHE, una lezione che per Fofi ha i nomi di Aldo Capitini, Danilo Dolci, ed altri grandi nomi dimenticati del secolo scorso. Una riflessione anche sul'Italia di oggi e di ieri.

18 Lug 2013

Mauro Mangano Sindaco

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